Anno sociale 1993 – 1994

 
Presidente Stefano Sampietro

Numero soci : 48

Attività

Programma

Date

Relazioni

Links
23 Settembre

Serata di apertura

Relatore : S: Sampietro

Apertura

 

 

Rinnovare l’impegno

Relatore : G.C. Dotti

Relazione

 

“ IL villaggio protetto “ : storia di un service

Relatore : C. Scaravelli

Relazione

11 Ottobre

Interventi dei P. President in occasione della cerimonia nella ricorrenza dei 40 anni

 

 

Achille Pedraglio

Relazione

 

Paolo Ambrosoli

Relazione

 

 Elio Sada

Relazione

 

Giancarlo Dotti

Relazione

 

Vittorio Bianchi

Relazione

 

Luciano Guggiari

Relazione

 

Giancarlo Schmidt

Relazione

 

Carlo Scaravelli

Relazione

 

Saverio Marazzi

Relazione

 

Vito Celiberti

Relazione

 

 Fedele Tiranti

Relazione

25 Ottobre

Ristorante Pizzi , Villa Geno

Cena Romana con il prof Giorgio Luraschi

Menù

08 Novembre

Visita Governatore

intermeeting : Club Como Lariano

                       Como Plinio il Giovane

                       Club Campione d’Italia

 

22 Novembre

Serata con tema “ La presenza femminile nella mia vita “

Relatore: G.C. Dotti

 

13 Dicembre

Festa degli auguri

 

10 Gennaio

Serata con tema

“ I parà della Folgore da El Alamein a Takrouna “

Relatore: Fabio Masciadri

 

24 Gennaio

Elezione presidente 1994/1995

 

14 Febbraio

Serata con tema “ Il fascino dello sport “

Relatore: A. Botta

 

28 Febbraio

Serata con tema “ Le delusioni della politica “

Relatore: F. Tiranti

 

14 Marzo

Serata con tema “ Il viaggio nelle Filippine “

Relatori: O. Chiari

               A. Marino

 

28 Marzo

Elezione del consiglio direttivo

 

09 Aprile

Visita a Como del Lions Club Verona Cangrande

 

30 Aprile

Celebrazione del 40° anniversario

 

07 Maggio

Teatro Sociale

Spettacolo per Sight First

 

14 Maggio

Gita sociale e visita al Lions Club Verona Cangrande

 

23 Maggio

Serata con tema “ La storia della strada Regina “

Relatore: L. Marazzi

 

07 Giugno

intermeeting : Club Como Lariano

                       Como Plinio il Giovane

Incontro con i candidati a Sindaco di Como

 

15 Giugno

Ristorante Raimondi a Villa Flori

Serata di chiusura dell’anno sociale

 

 

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Attività

Una particolare attenzione è stata rivolta  alla significativa

Ricorrenza dei 40 anni

 

 

 

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Apertura

 

 

Cari amici,

dopo quarant’anni di attività può arrivare la tentazione di dire che sé ben operato e che si è felicemente conclusa una stagione.

Ma considero più bello pensare che si sono solamente costruite delle solide

fondamenta per poter continuare a costruire un grande futuro.

 

Oggi il nostro ambizioso programma è continuare.

 

Abbiamo raccolto le notizie sulle attività del club, perché occorre conoscere il

passato per progettare il futuro.

Provate a sfogliare le pagine successive : troverete in ordine cronologico la storia del club, riconoscerete tante persone, ritroverete tanti amici, ricorderete molti “services “.

Ma la storia del club non è solo successione di date e di nomi, è costante attività di un gruppo di uomini appassionati ai problemi sociali e civili della propria comunità.

Uno dei motti del Lionismo è : “éssere punto di riferimento”

Il Lions Club Como Host è stato per quarant’anni punto di riferimento nella città di Como.

Ha intrapreso le prime attività con il coraggio dei pionieri, ha vissuto la fase eroica del grande sviluppo, ha avuto gli inevitabili momenti di stanchezza.

Non ha mai cercato la gloria o il clamore, perché il servizio agli amici ed alla società si attua in silenzio, ed il consenso e l’ammirazione del prossimo non si raccolgono con le campagne pubblicitarie, ma con la correttezza dell'operare e con la chiarezza degli obiettivi.

La lettura della storia di 40 anni di attività del club ci testimonia che i nostri soci attraverso l’amicizia, la reciproca stima, la solidarietà tra di loro hanno raggiunto il comune obiettivo di alimentare e di accrescere i loro sentimenti più belli.

Ma soprattutto possiamo constatare come per quaranta anni il club ha dedicato la sua attenzione ed i suoi interessi a tutte le persone e a tutte le attività umane che compongono la società.

Società nella quale il club vive ed opera, che è lo specchio nel quale noi tutti ci troviamo riflessi e che si identifica con  l’ambiente dove viviamo, con la nostra città.

Noi, che oggi siamo alla ricerca di nuovi progetti per la nostra futura attività per i prossimi quarant’anni, ci sentiamo impegnati a seguire ciò che la nostra storia, raccontata in questo libro, sembra continuare a ripetere : ama il tuo club,

ama la tua città.

                                                                                    Stefano Sampietro

                                                                                  Presidente 1993-1994

 

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Rinnovare l’impegno

 

Per il quarantesimo di fondazione del club alcuni amici mi hanno chiesto di stendere una breve nota commemorativa o altro, non so con quale motivazione  sono un lions "normale". Ma forse la motivazione è proprio questa: che si esprima un lions qualsiasi, interpretando lo stato d’animo e il pensiero comune.

 

Sfogliando gli annuari del Club, leggendo nomi di relatori, argomenti di relazioni, services di questi anni passati, accanto al riaffiorare di ricordi a volte lieti o ilari o struggenti., a volte velati di malinconia o da rimpianti si impone l’osservazione di tanto lavoro svolto, di tante persone impegnate.

 

Questo lavoro di catalogazione e di revisione consente, confrontato alla realtà di oggi, di trarre delle considerazioni non certo del tutto confortanti.

 

Non credo che il passare degli anni mi porti a vedere le cose con più pessimismo o scoramento di un tempo, non credo neppure di riconoscermi fra i " laudatores temporis acti”.

 

Le riunioni vedevano una frequentazione percentualmente sempre elevata, i temi di conversazione, i relatori, gli interventi e i services erano di buon livello, concise ed essenziali le osservazioni, la sede prestigiosa, le manifestazioni, la partecipazione ai lavori di circoscrizione e del distretto, la partecipazione alle gite nutrite e sentite, buona la disponibilità ad assumere cariche e incarichi.

 

Negli ultimi anni il numero dei soci si è ridotto, la media dell'età si è fatta più elevata, le presenze sono diminuite, nessuno giustifica le assenze, i Lions ricusano incarichi e cariche, ridotte di numero le relazioni dei soci.

 

Si avverte una sensazione di stanchezza, di ridotto entusiasmo, scarsa la partecipazione alle gite, alla vita della circoscrizione e del distretto.

 

Vero è che parte di queste,considerazioni si riflettono su quanto avviene nel Paese: timore, scoraggiamento, stanchezza, quasi un desiderio da parte di molti di arrendersi.

Ma noi siamo Lions, persone che hanno accettato un'etica diversa.

 

Allora reagiamo: aumentiamo il numero dei soci, allarghiamo la partecipazione a rappresentanti di categorie che da tempo abbiamo perso o trascurato , ringiovaniamo il Club, impegnandoci in prima persona, rendiamo attuali e puntuali gli interventi.

 

Ricordiamoci che i problemi che più ci debbono impegnare sono quelli della città, perché , a mio avviso, questo è il service più importante, quello di aiutare questa Como a ritornare bella, ordinata, vivibile, ricca di nuovi fermenti, con il nostro impegno, la nostra ostinazione, il nostro amore.

 

Questo è il mio auspicio e il mio augurio, memori del nostro passato. per il prossimo decennio.

Allo scadere del cinquantesimo anniversario si possa dire che molto di quanto oggi auspicato sia una realtà.

 

Giancarlo Dotti

Presidente eletto 1994-1995

 

 

 

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Villaggio protetto

storia di un service

 

 

All'inizio dell'anno sociale 1987-'88 prendeva corpo l'idea di un service presentato dal promotore come "importante, bello, impegnativo, difficile e certamente idoneo a Stimolare, oltre ai migliori sentimenti, l'intelligenza e la fantasia che sole - in carenza di ingenti mezzi economici - possono consentire la realizzazione di qualcosa che conti".

 

L'assemblea dei soci approvava all'unanimità, il 25 gennaio 1988, una "Proposta per un villaggio protetto a favore di soggetti deboli e a rischio di emarginazione", frutto di un lavoro di gruppo cui hanno contribuito i soci: Piero Airoldi , Pierdomenico Boggiano, Carlo Broggi, Vito Celiberti, Giancarlo Dotti, Alberto Magnetto. Giorgio Malacrida, Saverio Marazzi, Antonio Marino, Antonio Masia, Ernesto Mazzoli, Carlo Perfetti, Ezechiele Porini, Isidoro Ronzoni , Elio Sada, Carlo Scaravelli, Giancarlo Schmidt, Antonio Spallino, Fedele Tiranti, Mario Valli, Vincenzo Zarcone.

 

In sintesi, il contenuto dei documento si può riassumere come segue.

 

La motivazione: la proposta nasce, sulla scorta di una serie di studi e indagini, dal desiderio di ribaltare il concetto di ghettizzazione realizzando un complesso residenziale protetto nel quale disabili e persone normali possano vivere insieme:

La popolazione: nel villaggio possono trovare non solo assistenza. ma stimoli all'aggregazione individui a rischio di emarginazione , portatori di handicap che abbiano compiuto i sedici anni, con le rispettive famiglie, o, in case-famiglia, anziani soli o in coppia, persone normali interessate a questa esperienza per motivi professionali (personale sanitario), perché impiegate in attività svolte nel villaggio o nei dintorni, per scelta di vita (volontari, obiettori di coscienza).

L'ubicazione: in un'area verde nelle immediate vicinanze della città, non lontano da un quartiere dotato di tutti i servizi essenziali, con particolare riguardo alle strutture sanitarie e sociali.

Le caratteristiche: piccole costruzioni collegate fra loro,

miniappartamenti e alloggi più grandi per comunità, una casa-albergo,           locali di ritrovo, ristorante e bar, un gioco delle bocce.

L'organizzazione: modello gestionale da definire partendo dall'esperienza delle case-famiglia. Una parte delle unità abitative può essere attribuita in proprietà o in uso a enti e associazioni dotati di specifica preparazione. Gli utenti, in base alle proprie disponibilità economiche, contribuiranno alle spese di gestione.

La "proposta" è stata presentata ufficialmente al sindaco e all'assessore ai servizi sociali di Corno, al presidente dell'Amministrazione provinciale, al prefetto, al vescovo, al questore, al presidente dell'Ussl, ai presidenti dell'Unione industriali e della Camera di commercio, al presidente dell'Ordine dei medici. Inoltre, a tutti i parlamentari e ai consiglieri regionali della provincia, ai segretari cittadini e provinciali dei partiti politici. Quasi tutti hanno risposto con espressioni di apprezzamento e disponibilità.

Al documento è stata poi data ampia diffusione. In primo luogo sono stati interessati i possibili utenti dell'iniziativa, direttamente o attraverso le associazioni che li rappresentano, in quanto particolarmente idonee, per esperienza e funzioni, a esprimere valutazioni e consigli. Le numerose risposte pervenute (più di 60), tutte favorevoli e molte dense di sofferta saggezza e di consigli Preziosi, hanno incoraggiato l'iniziativa. Essa è cresciuta ed è stata fatta conoscere. Risultati particolarmente positivi in questo senso sono derivati da un congresso nazionale su "handicap e senescenza", organizzato dal Comune di Como a Villa Olmo dal 16 al 18 aprite 1988. Ad esse, in qualità di presidente dei club, ho partecipato quale relatore. La proposta in quella sede illustrata ha avuto vasta risonanza anche attraverso gli organi di stampa, non solo locali, e ha dato i suoi frutti.

Il 27 febbraio 1989 veniva costituita presso lo studio notarile dei socio dott. Achille Pedraglio l'associazione "Lions per un villaggio protetto". Essa ha per scopo: 1) "promuovere, sostenere ed attuare iniziative che si propongano di migliorare la qualità della vita di persone deboli e a rischio di emarginazione, attraverso la realizzazione in forma diretta o indiretta di soluzioni residenziali integrate a popolazione promiscua, nello spirito del documento approvato dai soci nell'assemblea del

25 gennaio 1988"; 2) "stimolare soluzioni gestionali con la ricerca di soggetti disponibili alla realizzazione"; 3) promuovere interventi nell'ambito dell'iniziativa.

L'associazione è retta da un suo statuto. A comporre il primo Consiglio direttivo, oltre al presidente pro tempore dei Lions Club Como Host, membro di diritto, vengono nominati: Carlo Scaravelli presidente, Paolo Ambrosoli vicepresidente, Fedele Tiranti segretario, Pietro Pizzala tesoriere, Giancarlo Schmidt, Luciano Guggiari, Carlo Broggi, Vito Celiberti. Collegio dei revisori dei conti. Carlo Maria Perfetti presidente, Alberto Botta e Giorgio Malacrida revisori effettivi; Antonio Masia e Vincenzo Zarcone supplenti.

Il Consiglio del Lions Club ha deliberato in data 23 maggio 1988 di costituire un fondo, finalizzato all'attuazione di iniziative coerenti con il service scelto, destinandovi l'intera somma a disposizione per l'anno. Il fondo è poi stato annualmente sostenuto con quote ripartite fra i soci aderenti, con quote derivanti dall'iscrizione di soci sostenitori e versate una tantum (hanno aderito numerose mogli di soci), con quote derivanti da contribuzioni.

Sono stati tenuti incontri con politici interessati. Si sono incoraggiate

iniziative ispirate ai principi di cui il service è sostenitore. Tra queste, particolarmente seguita è l'azione della cooperativa di solidarietà sociale Sim-patia, costituita il 29 febbraio 1989 con lo scopo di realizzare strutture adatte ad ospitare disabili gravi per periodi di soggiorno o vacanza, partendo dall'acquisto di un immobile e di una vasta area a verde nel Comune di Valmorea. L'immobile è in fase avanzata di ristrutturazione ed è prevista la realizzazione di strutture adiacenti che mirano "al soddisfacimento di altri bisogni, in particolare quello della residenza, dei lavoro e dell'attività sportiva", ispirandosi anche ai progetti da noi sostenuti. La cooperativa è retta da un consiglio d'amministrazione di cui fanno parte, in rappresentanza del club, il segretario e il tesoriere dell'associazione "Lions per un villaggio protetto".

Ci siamo impegnati ad arredare una stanza idonea ad ospitare handicap- pati gravi e dotata delle più moderne e sofisticate attrezzature, anche elettroniche, secondo quanto indicato dalla cooperativa Sim-patia. La somma necessaria è stata accantonata e sarà consegnata ad opere murarie ultimate. Si pensa, anche secondo quanto emerso nell'ultima assemblea dei soci, che il service debba continuare, con un impegno economico per il futuro che sarà proporzionato alle risorse disponibili, ma soprattutto con il sostegno continuo ad iniziative e ad idee quale seme per future realizzazioni e con l'impegno personale dei soci per renderle possibili.

 

Carlo Scaravelli

Consigliere 1993-1994

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Achille Pedraglio

Devo chiedere scusa, amici lions, se ho affrontato questa sera coraggio- samente, nell'intento di aderire alla proposta dei presidente di fornire ricordi e proposte in occasione del quarantesimo anniversario dei club, perché la mia vista - molti di voi lo sanno - è talmente degradata da qualche anno, che non riesco più a leggere. Mi scuso quindi, se nella mia relazione dovrò farmi aiutare dalla lettura di alcuni appunti, anche se questo è particolar mente penoso per chi, come me, nella sua carriera di notaio ha letto cinquantacinquemila atti... Del resto, anche la malattia ha i suoi vantaggi- quando mia moglie mi chiede un assegno di un  milione, io lo scrivo per mille lire, perché non vedo gli ultimi tre zeri... Scherzi a parte, vi chiedo davvero scusa di aver avuto il coraggio di presentarmi in queste condizioni fisiche, che peraltro non sono certo dovute a mia cattiva volontà.

Quarant'anni fa, cioè l'11 ottobre del 1953, a quest'ora, nell'albergo Ca-ramazza di Moltrasio si firmava l'atto di costituzione del nostro club. L'atto era firmato da Ernesto Aliverti, Alberto Ameri, Virginio Bertinelli, Giovanni Botta, Ico Parisi, Achille Pedraglio, Mario Radice, Francesco Somaini, Lorenzo Spallino, Franco Carcano. A loro si univano dopo breve tempo, in qualità di soci fondatori, Cesare Gerosa, Giovanni Nazari, Onik Manoukian e l'amico Gabrielli Scalini.

Questa, dunque, è stata la nostra nascita come club. Nostro sponsor era il Lions Club di Bergamo, che era capitanato dall’architetto Prinetti, un appassionato attivissimo nel settore dell'associazionismo, che ha poi sponsorizzato anche diversi altri club della Lombardia, ottenendo ottimi risultati. A Como abbiamo lavorato due o tre mesi nella fase preparatoria: non si sapeva esattamente come fare, si conoscevano poco in generale i club di service e in particolare il Lions Club. Il  Rotary, invece, che c'era già prima della guerra, era stato abolito durante il fascismo, ed era tornato successivamente ma aveva già una maggiore tradizione. I nostri padri, i sessantenni e i settantenni facevano dunque parte del Rotary, mentre i figli, i quarantenni si iscrivevano al Lions.

Ricordo che nei primi tempi non c'era un grande affiatamento fra le due

realtà. Dopo quattro o cinque anni dalla fondazione, quando sono stato invitato a un incontro al Rotary, alcuni dei nostri soci avevano da ridire su questi contatti, perché non c'era stata da parte loro apertura nei nostri confronti, quasi avessero creduto che si apriva una sorta di "concorrenza".

Naturalmente, per il funzionamento dei club era necessario uno statuto. E lo statuto è stato redatto dall'avv. Antonio Spallino, entrato a fare parte del Como Host subito dopo la fondazione. Lo statuto ha avuto in seguito delle revisioni, ma la base, i principi fondamentali sono ancora oggi quelli sanciti allora.

Si arriva così alla Charter Night, il 30 aprile dei 1954: è stata una festa grandiosa, a Villa d'Este, con l'intervento di tutte le autorità cittadine e anche il riconoscimento della stampa, che salutava questa nuova realtà all'interno della grande famiglia dei Lions International.

Dei primi dieci anni di vita dei club ricordo che sono stati molto, mol- to attivi. Una particolarità che va sottolineata è che il nostro è stato il primo club in Italia a istituire il servizio cani per ciechi. C'era una scuola a Firenze e un'altra in Valtellina che addestravano questi cani, ma noi abbiamo preferito rivolgerci a un esperto tedesco, che ha portato a Corno sei cani pastori femmine. Ricordo che le nostre consorti, quelle ovviamente che conoscevano il tedesco, hanno dovuto mantenere i contatti fra questo allevatore, il signor Schmidt, e i futuri assegnatari dei cani, ciechi dalla nascita. Questi ultimi avvicinavano l'animale e imparavano poco a poco a dargli le istruzioni e gli ordini necessari. Era una cosa estremamente commuovente: ricordo di aver visto alcune di queste persone con le lacrime agli occhi. Ricordo anche un episodio penosissimo: una signora di Bellagio che, mentre con il cane attraversava una strada di Milano, fu investita da un'auto e riportò ferite gravissime, tanto da rimanere in coma per trenta o quaranta giorni. Per quanto incredibile possa sembrare, il cane se ne tornò da solo a casa, a Bellagio.

Altra iniziativa da ricordare credo che sia la mostra "Forme e colori", organizzata a Villa Olmo da Mario Radice e Ico Parisi, che ha avuto ampia risonanza nell'ambiente artistico.

Non si può dimenticare poi il gemellaggio con il club du pays de Montbéliard, nella bassa Lorena. In un clima splendido di amicizia, ci siamo scambiati diverse visite. I comaschi sono stati sempre accolti in Francia con grandissima disponibilità e cortesia e noi abbiamo cercato di fare altrettanto, organizzando anche una volta una riuscitissima partecipazione a una serata della Scala. Poi, in occasione del disastro dei Vajont (ricordo che ero presidente io), gli amici di Montbéliard hanno dimostrato una commuovente solidarietà con un consistente contributo che ci è stato portato da loro stessi.

Ci siamo scambiati in quegli anni tre visite, tre volte siamo andati noi a Montbèliard e altrettante sono venuti loro a Como. Naturalmente in queste trasferte accadevano anche cose strane, curiose, che oggi si possono ricordare con un sorriso. Ricordo qualche "incidente" in particolare. Una volta è deragliato il treno sul quale stavamo viaggiando, anzi stavamo cenando nel vagone ristorante, per fortuna senza nessuna conseguenza se non quella di una sosta forzata di un'ora. Il giorno dopo, o due giorni dopo, in vista del fiume che divide il Giura francese da quello svizzero, all'autista del nostro pullman rimane in mano la leva dei cambio...

Nell'attività dei club in quegli anni un rilievo importante avevano gli intermeeting. Non era semplicemente il partecipare al meeting di un altro club, ma proprio il dare vita a qualcosa in comune. Ne abbiamo avuti parecchi di intermeeting con il nostro club sponsor di Bergamo

Si visitavano monumenti a Como o a Bergamo, si organizzavano relazioni in comune con interventi di bergamaschi e di comaschi.

Credo che sarebbe opportuno non perdere questa buona abitudine degli intermeeting. Lo stesso discorso vale per gli incontri collegiali, fra i quali ricordo in particolare quelli con i club di Genova, di Firenze, di Torino.

Anche in quegli anni, il presidente riceveva numerosi inviti. Una volta siamo stati invitati a Bellagio per incontrare Enrico De Nicola, che era un lion , e che ha voluto conoscere tutti i soci uno per uno, dimostrando un'affabilità e un'altezza di sentimenti che ci ha veramente colpito.

Arriviamo così alla celebrazione dei decennale. Una grande festa, con 151 persone presenti, il governatore, gli amici di Montbéliard.

Io dovevo tenere, in qualità di presidente, una relazione, e in effetti l'ho tenuta, ma con un'enorme fatica, perché non potevo certo leggerla e dovevo quindi tenere a mente i concetti, che non erano pochi. Si dice che "poeta nascitur, orator fit": io facevo una gran fatica. ma oratore non diventavo...

L'anno dei decennale è terminato poi con la pubblicazione degli "Itine- rari dell'arte in territorio comense". Devo dire con una punta d'orgoglio che è stata un'idea mia, dopo che avevamo dovuto abbandonare l'ipotesi di realizzare delle vetrate per il transetto dei Duomo, a causa delle difficoltà poste dalla Soprintendenza. Allora c'erano varie pubblicazioni su Corno di carattere turistico, ma sull'arte nessuna che affrontasse il tema in questa forma. E così si è pensato di pubblicare un testo di Agnoldomenico Pica, che era un architetto, ma che ha sempre fatto il critico. Al volumetto è allegata una piantina in cui sono disegnati degli itinerari in colori diversi, ognuno dedicato a un periodo specifico e che comprendono il Comasco, la Brianza e il Ticino fino ad Airolo. Il testo offre non giudizi opinabili ma descrizioni sintetiche e oggettive delle varie opere d'arte. Degli "Itinerari" abbiamo tirato prima duemila e poi altre mille copie, rapidamente esaurite, oggi praticamente introvabili. Perfino il Touring Club si è complimentato per il contenuto dell'opera.

Vorrei aggiungere che nel primo decennio di vita il club ha avuto 110 relazioni e - particolare forse oggi incredibile - di esse due terzi erano tenute da soci. E' un punto sul quale vorrei richiamare l'attenzione.

Chiudo con alcune brevi proposte che mi sembrano utili per il futuro dei club. Nei tempi passati i circoli, nei tempi moderni i meeting consentono di conoscersi fra soci e così fare nuove amicizie o rafforzare quelle esistenti, avvicinare tra loro persone impegnate in campi diversi, professionale economico e produttivo, usando dei loro scarso tempo libero che coincide con pranzo e cena, e quindi a tavola. Si deve pertanto nel club incoraggiare e incrementare la responsabile e assidua presenza dei soci. Le relazioni e le conversazioni siano rimesse prevalentemente all'iniziativa dei soci. Con la frequenza assidua si rendono più agevoli le scelte del servizio che - ricordiamolo- è lo scopo essenziale dei club: servizio di cui va poi curata in forma diretta o indiretta la realizzazione.

Sulla frequenza alle riunioni, osservo che nei primi 7 o 8 anni si dovevano giustificare le assenze e le presenze toccavano anche il 90 per cento. A tavola poi ci si sedeva non secondo una propria scelta ma come decideva la sorte: c'era un piattino di metallo contenente dei dischetti con i numeri e ognuno prendeva posto secondo il numero estratto. Si evitava così di trovarsi sempre con le stesse persone e si era "costretti" ad allargare il proprio cerchio di amicizie.

In conclusione, la mia proposta è quella di incentivare e incoraggiare le presenze, renderle un atto di responsabilità, il riconoscimento che la partecipazione a un'associazione comporta diritti ma anche doveri, non fosse altro che verso gli altri soci.

 

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Paolo Ambrosoli

 

Io non ho molto da raccontare, ma prendo l'occasione della presenza di Pedraglio per chiarirmi un punto oscuro della mia partecipazione al club. Era appena passata la Charter, eravamo dunque nel '54, e io sono stato invitato da Ernesto Aliverti proprio nell'ufficio dei dott. Pedraglio. "Abbiamo bisogno di parlarti", mi aveva detto soltanto Aliverti e io mi chiedevo quale mai fosse il motivo di questo invito. Ero forse il primo ad essere invitato a far parte del club, e mi sono poi sempre chiesto se questo fatto di essere il primo dipendesse da un... ordine alfabetico, visto che il mio nome incomincia per A.

Per la verità, quando mi è stato prospettato di entrare, sono rimasto un attimo in dubbio. Volevo conoscere anche il parere di mia moglie, che, quando ha saputo della cosa, mi ha incoraggiato senza riserve.

All'interno del club ero allora uno dei più giovani. Ricordo che il primo presidente, l'on Bertinelli, ha ricoperto la carica - fatto unico nei quarant'anni del Lions Club Como Host - per due anni consecutivi. Dopo di lui è arrivato il senatore Terragni, poi il dott. Botta, il senatore Spallino, il dott. Marabotti, fino a Luigi Carcano, al prof Gandola, a Radice e via via tutti gli altri.

In questi anni ci sono state tante e tante cose. Il club di Como, sponso- rizzato a suo tempo da Bergamo, ha sponsorizzato a sua volta Sondrio. Ci siamo andati in automobile una sera invernale, per la loro Charter Night. Sempre in quegli anni, nel 1956, si è avuto il gemellaggio con Montbéliard. I primi contatti - pochi lo sanno - si devono al dott. Giovanni Botta, padre dei nostro Alberto, che, volendo far imparare il francese al figlio, si era messo in contatto con alcuni lions in Francia. Di qui le prime conoscenze e le prime frequentazioni che hanno portato in seguito al gemellaggio e a tante riuscite occasioni d'incontro sia in Francia che a Como. Quanto alle curiosità e vicissitudini di questi viaggi, alle quali accennava Pedraglio, io ricordo in particolare una trasferta da me organizzata in qualità di presidente. Avevamo fatto un accordo a Basilea, dove eravamo arrivati in treno, con una ditta che metteva a disposizione il pullman per proseguire fino a Montbéliard.

La prima sera siamo rimasti inchiodati sotto un sottopassaggio e per passare abbiamo dovuto sgonfiare le gomme... ma era solo l'inizio.

Ce ne sono capitate tante altre che al ritorno, alla stazione di Basilea, abbiamo visto arrivare un incaricato dell'agenzia di viaggio che per "addolcirci" portava ad ognuno di noi una scatola di cioccolatini.

Con gli amici francesi però le occasioni d'incontro, fino all'ultima, sono sempre state di una simpatia unica e c'è da sperare che questo legame duri ancora a lungo.

Come ha detto Pedraglio, è interessante notare come in questi primi anni le relazioni al club fossero tenute a turno dai soci stessi. Ciascuno di noi ha qualcosa da poter comunicare agli altri e credo che proprio questo meccanismo abbia creato subito un grosso affiatamento, che poi ci ha reso amici fra di noi.

 

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Elio Sada

 

Ho poco da dire perché la mia annata come presidente non è stata certo memorabile, soprattutto per un break che mi è stato imposto per

questioni di salute. C'è però una cosa che mi preme ricordare. In passato il nostro club è sempre stato strutturato un po' sul modello anglosassone, discorso vicino al caminetto, presenza rigorosamente riservata agli uomini. Ecco, in quell'anno, il 1979, io ho proposto, e il Consiglio ha accettato di buon grado, di fare in modo che le nostre signore fossero invitate sistematicamente ai nostri meeting, esclusi ovviamente quelli che hanno carattere più burocratico. Ho visto con piacere che anche i presidenti che sono venuti dopo di me hanno rispettato questo criterio che mi sembra - a parte l'affermarsi in questi ultimi anni della parità fra uomini e donne - sia servito a consolidare i legami di amicizia fra le nostre famiglie e a ingentilire anche certe serate magari un po' "pesantine".

Per il resto, quanto a proposte, trovo che ne vengono fatte tante, di rea- lizzazioni un po' meno forse. Io direi che non è il caso di volare troppo alto, forse è bene tenerci un po' più vicini alla realtà quotidiana e soprattutto alla realtà della comunità in cui viviamo. Ci sono tanti problemi e persone come noi, che hanno anche un certo ascendente, possono intervenire soprattutto con un contributo di idee, dando il via a iniziative che possono essere molto importanti. Mi viene in mente, ad esempio, il problema delle periodiche esondazioni del lago: non sono un tecnico, ma mi sembra incredibile che alle soglie del 2000 non si possa trovare un rimedio a questa situazione. Gli olandesi hanno riconquistato al mare chilometri e chilometri di territorio, è possibile che noi non riusciamo a rimediare all'invasione di poche centinaia di metri quadrati? Ho citato questo tema perché è di attualità, ma ve ne sono molti altri sui quali un nostro contributo potrebbe rivelarsi molto importante.

 

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Giancarlo Dotti

 

Due osservazioni. Una è piuttosto rattristante: avete sentito dai presidenti passati quale era la frequentazione e la percentuale di soci che intervenivano a tutte le nostre riunioni; se mi guardo in giro questa sera mi sembra che siamo ridotti a un senato o a un sinedrio, nel senso che la maggioranza sono fondatori ed ex presidenti. Mi pare che percentualmente ci sia stato un decadimento notevolissimo, che non ci sia più quell'animo che ci reggeva una volta, che ci portava alle nostre riunioni, tanto che comunicavamo alla segreteria la nostra eventuale assenza, giustificandoci.

L'altro punto è che mi pare emerga come gli ultimi anni non siano stati tutto sommato così stimolanti e interessanti, tanto che si riportano osservazioni che si rifanno al passato. Cioè mi pare che stasera sia un po' emerso "guarda una volta come ci si ritrovava, come si era amici, come i rapporti uscendo di qui si rinsaldavano e si estendevano", mentre oggi tutto questo è abbastanza venuto meno.

Io in ordine di tempo sono un presidente abbastanza recente. Però, dal- l'inizio dell'anno ai miei tempi facevamo una gita, allora si era andati a Grinzane Cavour dove si era mangiato molto bene ma si era anche visto il museo del castello di Grinzane; avevamo fatto una navigazione sul Po con moltissimi soci, alla festa degli auguri di Natale eravamo in 109. Voglio dire perché oggi non c'è più questa frequentazione, non c'è più il gusto di ritrovarsi e interesse a venire qui? Si fanno un'infinità di proposte, però la verità è che qualsiasi iniziativa il presidente in carica abbia proposto in questi ultimi anni è caduta abbastanza nel vuoto, perché non ha avuto quell'adesione, quell'entusiasmo che ci legava un tempo.

Perciò io dovrei ripetere quanto ha detto Pedraglio, e cioè che bisogna trovarsi, che bisogna avere l'impegno di frequentare, che bisogna oltre alla riunione conviviale avere anche dei rapporti all'esterno e combinare qualcosa insieme perseguendo scopi e fini che sono stati discussi prima nelle nostre assemblee, ma soprattutto che ci sia la partecipazione dei soci a tenere delle relazioni. Relazioni che non debbono essere su argomenti estremamente ardui o estremamente approfondite o che debbano risolvere dei grossi problemi: devono essere le esperienze quotidiane di ciascuno di noi: bisogna ritrovare lo spirito di una volta, quando durante la cena ci si scambiavano delle idee e si approfittava delle persone più addottrinate in un certo campo per avere in modo spicciolo informazioni che invece costano fatica ad essere acquisite e capite individualmente.

Ecco, tutto questo si è un po' perso. Bisogna cercare proprio su questi principi che ci animavano una volta. L'augurio perciò è che le frequentazioni siano non dico al cento per cento, ma almeno a una percentuale accettabile. Adesso stiamo scivolando verso il 25-30 per cento: è una cosa che non sta bene e direi anche poco gentile e poco educata nei confronti dei soci che invece frequentano con una certa costanza e che sono sempre quelli.

 

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Vittorio Bianchi

 

Parlo da ex socio dei Club. Quanto ho sentito stasera, da Pedraglio e da Dotti, ho iniziato io personalmente a sperimentarlo da presidente. Ricordo solo che, assunta la carica di presidente, le difficoltà relative alle presenze ai meeting si manifestarono subito. L'amico Colli se ne ricorda. Addirittura, quando si trattò di eleggere il Consiglio che io avevo scelto dovemmo fare una telefonata all'amico ing. Valli, altrimenti non si sarebbe raggiunto nemmeno il numero legale.

La mia presidenza risale al 1982-83 e vedete bene che già allora il problema si manifestava, e non credo a causa mia. Anche allora ritenevamo che fosse giusto far tenere relazioni ai soci dei club, di iniziative ce n'erano parecchie, ma le presenze non aumentavano, comunque si cercasse di incentivarle. Ad esempio con gite veramente riuscite, ma sempre con un numero esiguo di partecipanti.

Ricordo che le gite si facevano in maggio, e regolarmente mancavano i commercialisti, impegnati con la dichiarazione dei redditi. Altro motivo di assenza dei soci: le riunioni si tenevano al lunedì, ma gli industriali, che allora erano numerosi, proprio al lunedì sera avevano riunione di Giunta all'Unione industriali... Ogni tentativo per trovare un accordo, una soluzione, per stabilire date diverse è risultato vano.

In definitiva, quello della frequentazione dei soci, è a mio parere un grandissimo problema. Dovete - mi rivolgo al presidente attuale  - trovare il modo di rendere la partecipazione più consistente.

Mi permetto anche, a tanti anni di distanza, di approfittare dell'occasio- ne per ricordare la drammaticità quasi della mia presentazione al club, nel 1972. Quella sera, presidente l'avv. Lino Gelpi, eravamo in quattro, l'ing. Marazzi, il dott. Martoglio e l'amico Colli, oltre a me, a entrare per la prima volta nel club. Il meeting di quella sera vedeva relatori due soci. Io stesso, alla mia prima esperienza, in duetto con il prof. Paolo Maggi, sul tema della situazione scolastica. Ricordo che ci mettemmo d'accordo, io e Maggi, su come svolgere la relazione a due voci.

Arriva dunque il momento della cena, a Villa d'Este. Giunge in tavola la

prima portata e vedo che si tratta di penne ai quattro formaggi. Chi mi conosce, sa che non posso soffrire il formaggio. A questo punto, sono stato costretto a pulire dal formaggio ogni singola penna prima di inghiottirla. Ma tanta era la repulsione, che, nonostante questo espediente, durante la relazione successiva incominciai a sentirmi male. Non riuscivo più a prendere l'attacco delle battute che mi dava Maggi, avevo la testa in confusione      ...

Questo è stato l'esordio. Per fortuna, poi, l'amicizia e la bontà di tutti mi hanno invece accolto a braccia aperte.

 

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Luciano Guggiari

 

Io sono stato e sono forse un socio e un presidente un po' particolare, perché non ho organizzato gite, non vado a gite e forse ho anche gestito un anno in cui socio e personaggio esterno avrebbero dovuto raccontare qualcosa della città di Como.

Forse sono un socio un po' particolare anche perché in effetti non amo ricordare, preferisco guardare avanti piuttosto che indietro. Perciò per quanto riguarda il passato non dirò niente. Per quanto riguarda il futuro, per quanto riguarda i problemi che qui si sono sollevati, credo che bisogna prendere atto che la società all'esterno è cambiata molto e il club è rimasto forse troppo il club di una volta.

Devo dire che anch'io non ho contribuito molto a farlo cambiare. Ma altri club invece lo hanno fatto. Sono stato invitato recentemente dal Rotary Baradello a un incontro con i ragazzi dell'Università di Como e ho trovato quella un'iniziativa di un club di servizio molto dentro alle esigenze della città di Como. Le carenze della città sono a mio parere notevoli e il fatto di potere, attraverso il contributo delle nostre intelligenze, servire in questo senso la città potrebbe ancora essere lo scopo nostro.

Credo che una delle nostre carenze sia il fatto che il periodo di presidenza è troppo corto. Faccio quindi la proposta che la durata in carica del presidente passi da uno a due anni, in modo che il presidente abbia la possibilità di tarare meglio le proprie iniziative e abbia il tempo di realizzare veramente il proprio programma.

 

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Giancarlo Schmidt

 

Vorrei dire solo due cose. Dei mio anno di presidenza ricordo tante cose molto belle e anche il fatto che mi è servito molto. Un piccolo esempio: io non ero abituato a parlare in pubblico e non vi dico la difficoltà delle prime volte, quando mi trovavo davanti a un microfono per fare un discorso. L'ho superata. E' stato un anno molto bello, soprattutto perché ho conosciuto , ho avuto e ho tuttora dei sinceri amici.

Sono d'accordo su quanto ha detto il dott. Pedraglio e sulle opinioni espresse per quanto riguarda la partecipazione ai meetings e le relazioni da parte dei soci. Mi chiedevo prima quali sono i meetings che ricordo per primi e con maggiore intensità. Uno è quello tenuto da Ambrosoli sulle sue api, l'altro quello di Bari sulle sue farfalle. Ecco, io non dico che noi dobbiamo tenere delle relazioni inerenti alla nostra professione, perché certo non ho nessuna intenzione di parlarvi di radiologia, ma dobbiamo andare a scoprire i "pallini" che ognuno di noi ha.

 Ad esempio, un anno io avevo proposto che l'amico Giorgio Veronelli, che è un grosso alpinista, ci organizzasse una serata sull'alpinismo, soprattutto su quei bellissimi video che ci sono in giro.

Quanto alla città, mi rifaccio al discorso di Sada. L'altro giorno ero in piazza Cavour e riflettevo che con una telefonata al Genio civile in sei ore si poteva far montare un ponte di barche e risolvere il problema. E' incredibile che nessuno ci pensi. Noi avremmo la forza per sollecitare soluzioni di questo tipo.

Avrei infine una proposta da fare. Questa sera abbiamo dibattuto a lun- go sulla crisi dei club che c'è ed è innegabile. Quanto alla scarsità di presenze, qualcuno ha accennato anche a un problema di educazione: direi che oltre a un aspetto di educazione, personalmente io sento che è un mio dovere e quasi una necessità essere presente qui, perché penso di poter dare e ricevere qualcosa. La proposta è questa: perché non uniamo i due club della città? Noi qui abbiamo un certo tipo di mentalità, nell'altro club ne hanno un'altra. forse potrebbero venir fuori un po' di guerre, ma secondo me potrebbe essere qualcosa che cambia il momento di stasi che stiamo vivendo. Ci sarà maretta, non lo discuto, ma penso che potrebbe essere una cosa utile, anche perché il nostro club negli ultimi anni si è parecchio assottigliato, si è assottigliato anche l'altro club perché ci sono state dimissioni e trasferimenti.

Io penso che se noi unissimo i nostri due Club Lions di Corno, lascian- do fuori il Club Plinio il Giovane, perché secondo me va per una sua strada e fa bene , potremmo ottenere qualcosa.

 

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Carlo Scaravelli

 

Io ho il dovere preciso di essere breve perché riconosco di avervi tediato abbastanza. La mia presidenza è stata sicuramente la presidenza più pesante di tutti questi anni: ho incominciato scrivendo una lettera che riscriverei, ma che era sicuramente sgradevole, e che, se ricordate, era un po' un richiamo alle motivazioni per cui uno viene al Lions. Conteneva cose pesantine, fino a dire praticamente che io alla fine sto bene anche a casa mia e che ho degli amici simpaticissimi anche altrove. Voi anche siete amici simpatici, ma non è per questo che io voglio uscire. E, se ricordate, dicevo che se tutti riconosciamo che c'è qualcosa di utile da fare e che siamo tutti, ognuno nel suo piccolo, persone che possono fare, allora può essere interessante trovarsi. Concludevo sottolineando che questo poteva essere utile argomento di riflessione per chi eventualmente pensasse di dare le dimissioni.

Ho raccolto una messe di dimissioni cospicua, perché almeno quattro o cinque dimissioni importanti ci sono state: non dico che questo sia stato un successo della mia presidenza, ma sono contento di averlo fatto. Vi ho invitato poi a un service che è stato la follia delle mie notti di quegli anni, perché avevo pensato a una cosa sicuramente difficile ma importante che era quel concetto di "villaggio protetto", la possibilità di creare delle realtà abitative in cui le persone a rischio di emarginazione possano trovare alloggio, conforto e aiuto da parte di chi fortunatamente non è nelle stesse condizioni e per motivi vari potrebbe decidere di andare ad abitare con loro.

Devo dire che nonostante la difficoltà ovvia nel capire, nell'accettare e nel perseguire un intento di questo tipo, questo service è stato raccolto. E per me è stato poi un anno meraviglioso quello della mia presidenza. Ho trovato persone gradevolissime, persone con qualità umane che altrimenti non avrei conosciuto, mi siete stati vicini, mi avete aiutato, abbiamo perseguito questo "folle disegno" che però è rimasto - e di questo vi ringrazio di cuore - il service più importante del nostro club. E ringrazio non tanto perché lo è rimasto, ma perché tutti i presidenti che sono venuti dopo di me hanno accettato che lo fosse. Quindi noi non riusciremo a fare un Villaggio protetto, però abbiamo fatto un'associazione per il "Villaggio protetto", che è nelle mani del notaio Pedraglio, e l'idea può sempre essere ripresa. Io invito i più giovani a chiedermi cos'è questa cosa strana, avrei piacere di parlarne con loro e invito ancora a riprendere questo concetto, il concetto di un service di proposizione essenzialmente, perché c'è molto da fare e molto da pensare in questo campo secondo me.

Fra l'altro si tratta di un service che ha avuto un suo successo, perché non faremo il villaggio ma daremo un contributo sostanzioso a un gruppo che ha fatto qualcosa di analogo. Abbiamo raccolto un po' di denaro, non moltissimo forse, ma il club forse non aveva mai avuto finora a disposizione una somma di questa entità, che ci consentirà di provvedere all'arredamento speciale di una stanza. Quindi io sono contento dell'aiuto che mi avete dato, rifarei quello che ho fatto, vi ringrazio di cuore per la simpatia che molti mi hanno dimostrato e per la pazienza che tutti gli altri hanno avuto.

 

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Saverio Marazzi

 

Ciò che posso dirvi io è che l'anno della mia presidenza, il 1988-89, ha vissuto di rendita, perché tale era il patrimonio di provocazioni che Scaravelli ci aveva lasciato con la proposta del Villaggio protetto che, dal punto di vista formale e organizzativo per quello che è stato il contributo dei club, il 1988-89 è stato proprio l'anno dell'istituzione formale e organizzativa del service.

Credo che questo aspetto sia da sottolineare, insieme a quello che si è potuto fare in quell'anno riguardo alla vita interna dei club, perché siamo riusciti a fare qualcosa insieme in coordinamento con il club delle Lioness, che proprio in quel periodo stava formalizzandosi come club. Da quel punto di vista, un episodio centrale fu il concerto natalizio al Teatro Sociale. Un altro punto di proiezione esterna fù la ripresa dei contatti con gli amici di Montbéliard.

Devo dire che durante l'anno si è sempre cercato di alternare il contributo esterno con relazioni da parte dei soci (la prima è stata proprio quella dell'amico Paolo Ambrosoli e ricordo che si intitolava "Da un hobby a un'industria, le api di mio padre e di mio nonno".

Il problema che già si sentiva e che si sente ancora - l'abbiamo detto e ripetuto - è quello della partecipazione. Il nodo centrale resta la circolazione dell'amicizia, ma l'amicizia, sicuramente ha bisogno di operatività, bisogna che ognuno di questi amici partecipi in proprio ed in coordine con un altro amico... Forse lo sforzo da fare è questo.

 

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Vito Celiberti

 

Anche se ora non sono più socio di questo club, perché ho trasferito la mia residenza a Savona, devo dirvi sinceramente che in questo club ho lasciato un po' il cuore e gli anni trascorsi con voi sono stati per me anni indimenticabili, indimenticabili perché ero un po' in crisi allora, con tanti trasferimenti a causa dei mio lavoro, in periodi in cui l'uomo tende sempre di più a chiudersi in se stesso, a isolarsi. Insomma mi sentivo un po' solo e trovarmi improvvisamente immerso in un club come questo del Como Host con altre persone con le quali c'era comunità d'intenti, per me che ero sempre stato portato a pensare ad agire e a intendere la vita non come lo stare in vita ma il partecipare alla vita, il prendere parte attiva alla vita, l'occuparmi degli altri, fu una gioia e fu di estremo conforto. A prescindere dai risultati che si sono potuti conseguire.

Ho ascoltato con attenzione le relazioni di chi mi ha preceduto e ho visto che ci sono tante luci ed ombre, però non dimentichiamo che il nostro è appunto un club di servizio, cioè un insieme di uomini che si propongono di mettersi al servizio di uomini più bisognosi che non hanno avuto le nostre stesse fortune. Certo che oggi i campi d'azione si sono ristretti, anche perché lo Stato, le istituzioni, gli enti giustamente hanno preso sempre più spazio nel proteggere gli interessi di individui e di parti sociali, però finché esisteranno gli uomini e finché esisteranno i bisogni degli uomini - tenendo presente che ogni volta che si soddisfa un bisogno immediatamente se ne presenta un altro risorgente e forse più grande dei primo - ci saranno sempre altri uomini ai quali non si potrà vietare di occuparsi di aiutare le altre persone.

Anche per quanto riguarda il mio anno di presidenza, ci sono gioie per ciò che si è potuto fare e c'è del rammarico per ciò che non si è potuto fare, però l'esperienza è stata estremamente positiva. C'è chi dice che si fa poco, eppure si fa cultura. Qui ho ascoltato persone ad altissimo livello in tutti i campi. E si fa divertimento: si è parlato ad esempio delle gite. Ma soprattutto si fa servizio, si cerca di rendersi utili, anche se ovviamente si potrebbe fare molto di più.

Un suggerimento che potrei dare per quel poco che la mia esperienza mi suggerisce è questo : non badare tanto al numero dei soci , ma stare attenti a far entrare nel club soci che siano veramente convinti di ciò che facciamo , che aderiscano effettivamente ai fini istituzionali del club.

 

 

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Fedele Tiranti

 

Qualche perplessità ce l'abbiamo tutti su quanto succede e anche su quanto sta succedendo all’interno dei nostro club. E' una società che sta perdendo tutti i punti di riferimento. I motivi sono tanti, e su di essi forse sarebbe bene qualche volta interrogarci, visto che siamo un club di servizio. Però personalmente, da quando sono entrato nel club presentato dal notaio Pedraglio e dall'amico Spallino, io ho veramente fatto delle amicizie qui dentro, persone con le quali ci ritroviamo anche fuori di qui, e questo era quello che contava fin dall'inizio.

La presenza : mentre parlava Dotti mi è venuta in mente una

discussione che ho avuto con il mio parroco, che tutte le domeniche in chiesa ci investe con le sue invettive perché non andiamo a Messa. Un giorno gli ho detto: "Ma reverendo, lei bisogna che lo dica a chi non viene a Messa, io sono qui tutte le domeniche......”  Ecco, mi sembra che questo accada un po' anche qui. Siamo sempre gli stessi e queste cose ce le diciamo fra di noi... Bisognerebbe forse che i presidenti facessero ogni volta un giro di telefonate...

Cosa si può fare? Ho sempre avuto l'idea, anche se non l'ho messa in pratica durante la mia presidenza, che forse l'interesse attorno al club può essere risvegliato solo quando a tenere le relazioni saranno i soci stessi, perché quelle poche volte che questo è accaduto - ricordo Ambrosoli  ,ricordo Dotti - l'interesse dei presenti c'era e era grande.

Io non sono nato a Corno ma a Udine, sono un ”importato", eppure mi sono trovato in mezzo a tanti amici. Questo deve pur avere un significato.

Della mia presidenza ricordo solo una cosa, la grande amicizia e

collaborazione con il Consiglio e con tutti i soci. In quell'anno ho tentato di fare qualcosa sulla città, invitando fra l'altro il sindaco e il vescovo di Corno. Non sarà servito a niente, però forse parlare delle cose della città è più interessante che fare dei discorsi universali.

Vorrei chiedere al presidente di approfittare della ricorrenza di questo quarantesimo anniversario, per fare qualcosa di veramente serio attorno a un problema di Como. Non so cosa possa essere. Io sono reduce da una sorprendente serata in occasione dei sessant'anni dell'Associazione ex alunni del collegio Gallio: abbiamo fatto un concerto non ccezionale ma nemmeno scadente, abbiamo preparato con i ragazzi dei collegio ottocento posti a sedere nella Chiesa dei Crocifisso. Alla sera c'erano duecento persone in piedi. Ecco, io penso a qualcosa di questo genere, per "uscire dal guscio". Un altro esempio: ricordo che durante la mia presidenza è stato organizzato, insieme ad altri, un convegno sul volontariato alla Cassa Rurale di Alzate Brianza. Per qualche giorno si è parlato dei Lions, che avevano affrontato e approfondito un tema importante.

 

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Cena romana

 

 

LEONVM COLLEGIVM

QUOD DICITUR COMO HOST

 

CONVIVIUM APUD APICIUM

 

ANNO MMDCCXLVI A. V. C.

ANTE DIEM IX KALENDAS NOVEMBRES

VIGILIA TERTIA

 

HABEMUS IN CENA

 

GUSTUM

erucam et nasturcium

patinam de apua frieta

moretum

oleas albas et nigras

carduos more romano

porros maturos

 

MENSAM PRIMAM

pultem farream

 anatem cum prunis Damascenis

minutal matianum

carotas cuminatas

lenticulas ex sfondilis.

 

MENSAM SECUNDAM

tiropatinam

 basimam

poma

 

POTIONES: mulsum, meruni

 

 

 

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