Anno sociale 1980 – 1981

 

Presidente Giancarlo Dotti

Numero soci : 81

Attività

Programma

Date

Relazioni

Foto

 

Como e il suo territorio nella realtà lombarda

Relatore : Giuseppe Guzzetti

 

27 Ottobre

Como e il suo territorio dalla preistoria all’epoca bizantina

Relatore : Paolo Maggi

Relazione

 

Le ville del lago di Como

Relatori : I. Vigoni – F. Fogliani

 

 

Storia e visita del castello di Grinzane Cavour

 

 

 

Como e il suo territorio dall’epoca bizantina ai giorni nostri

Relatore : P. Gini

 

12 Gennaio

Storia dello sport e delle società sportive in Como

Relatore : A. Botta

Storia dello sport ….

 

Problematiche degli handicappati

Relatori : Celiberti

                 De Blasi

                 S. Marino

                 Schmidt

 

28 Febbraio

Ipotesi di una aviosuperficie in Valtellina

Relatore : E. Aliverti

Aviosuperficie in Valtellina

 

Sintesi dei programmi dell’amministrazione comunale di Como

Relatore : A. Spallino

 

 

Problemi del turismo nel territorio com’asco

Relatore : M. Borella

 

 

Visita a ville e parchi del Lario

Relatore : Buzzoni

 

 

Linee programmatiche dell’attività dell’USSL alla luce della riforma sanitaria

Relatore : G. Giannattasio

 

 

Rapporto scuola-industria nella provincia di Como

Relatore : L. Guggiari

 

 

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….. Storia di Como …

 

BREVE  PROFILO  DELLA  STORIA  DI  COMO  DALLE  ORIGINI  ALLA  CONQUISTA  LONGOBARDA

 

Como entra nella storia con la conquista romana di M. Claudio Marcello, quando per la prima volta compare menzione di essa in un testo scritto. Nel 196 a.C., infatti, giusta il racconto di Tito Livio, il console Marcello vinse i Comensi alleati con i Galli Insubri di Milano, ottenendo il trionfo. Pressappoco nello stesso tempo fa menzione di Como nelle sue Origines Catone il Censore, le cui parole ci sono state riportare da Plinio il Vecchio. In questo suo primo comparire in un testo scritto Como è presentata quale città –oppidum la chiama Livio-ben strutturata ed organizzata, anche per la difesa: il che presuppone una lunga fase precedente nel corso della quale essa si è sviluppata in vera compagine comunitaria ed ordinata a vita civile. E per davvero le origini di Como sono molto antiche, come comprovano le necropoli preromane che la circondano, ed in particolare quella della Ca’Morta, con la possibilità che ci offrono di risalire  a ritroso nel tempo, in una serie cronologica ininterrotta, fino al Mille a.C., quando appunto, tra il finire dell’Età del bronzo e l’inizio di quella del ferro, incominciano, nel nostro territorio vicino, i primi insediamenti.

 

Gli abitanti , ce lo confermano gli scavi nell’ambito della “Spina Verde”, erano sulle pendici meridionali, ben esposta al sole, del Monte della Croce , non nella conca, dove sta la Como attuale, sulle rive del lago. I resti delle abitazioni, soggette a continui rifacimenti, non risalgono, se non per qualche sporadico elemento, al periodo più remoto di Como: ma, fissandosi cronologicamente nella seconda parte del Millennio, attestano la già complessa struttura della Como conquistata da Marcello. Si tratta di more di forma quadrangolare, le cui fondazioni sono ora scavate nell’arenaria affiorante (“le camere”), ora delineate da muri a secco di ciottoli e pietre: le parti sopra elevate e così i tetti, per cui veniva usato materiale deperibile, soprattutto legno, sono naturalmente scomparse. Interessanti sono i pavimenti che talvolta sono costituiti da lastrine piane accostate, talaltro da vaste spianate di argilla distesa, per evitare l’umidità del terreno, su “vespai” di ciottoli e poi cotta accendendovi sopra grandi fuochi; per evitare che le acque defluenti dai pendii invadessero le case c’erano opportuni accorgimenti e soprattutto usavano costruire sotto le abitazioni dei canali di scolo. Si è potuta identificare una fonte, probabilmente in uso già in quei tempi: certa è la presenza di un pozzo costruito con grande cura in forma quasi cilindrica con rivestimento interno di pietre sostanzialmente regolari. Anche è conservato qualche tratto di strada, con i segni del passaggio dei carri. Infine a dare unità al tutto ed a giustificare il nome di oppidum dato da Livio appaiono alcune strutture che non sembra fuori di luogo interpretare come muri di difesa, collegabili alle rovine di una probabile porta della città, fiancheggiata da torri di protezione.

 

A questo punto occorre chiederci chi fosse questa gente a cui è legata la nascita di Como e da dove venisse. Per rispondere a questa domanda conviene anzitutto esaminare i documenti figurati e scritti che essa ci ha lasciato. Abbiamo delle incisioni su roccia e delle iscrizioni, in genere su vasi, per lo più brevissime, all’infuori di una , tracciata su di un lungo parallelepipedo d’arenaria, trovato presso Prestino ed ora al Museo “Giovio”: consta di sei parole. Purtroppo le figurazioni rupestri, riconducibili in molti casi  a simbologie solari e naturalistiche, ci lasciano solo intravedere orientamenti o influenze culturali assai diffuse, e non specifiche degli antichi Comensi, e le iscrizioni, varie essendo le ipotesi sulla lingua in cui sono redatte, lasciano del tutto incerti sul gruppo etnico cui attribuirle. Tuttavia, da una somma di indizi, siamo indotti a ritenere che i fondatori della Como primitiva fossero genti di ceppo ligure, provenienti dalla Valle del Ticino, dove si svolgeva allora la civiltà che dal nome del luogo dei principali ritrovamenti prende il nome di Golasecca. Questa origine ligure di Como non contrasta con la notizia di Catone, conservataci da Plinio il Vecchio, che la fondazione della nostra città spetti agli Orobi, potendosi molto ragionevolmente ipotizzare un’affinità etnica fra Orobi e Liguri.

 

Se dobbiamo giudicare dallo scarso numero di armi rinvenute, possiamo pensare che la vita per i Comensi si svolgesse, almeno generalmente, in pace ed in tranquillità; intesi dovevano essere gli scambi ed i commerci, favoriti dal fatto che essi potevano offrire l’abbondanza dei prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento in cambio dei raffinati manufatti provenienti dall’Etruria, dalla Grecia, dall’Oriente e anche dal Nord - Europa (ambra): ricordiamo il carro, tutto rivestito di lamina di bronzo, della Ca’Morta, “l’arnese per toletta” in oro e argento, il coperchio istoriato della situla di Grandate. Il principale tramite attraverso cui giungevano i prodotti lontani furono gli Etruschi che, spintisi nel corso del VI secolo nella Valle Padana, fecero sentire anche a Como la loro influenza; sebbene a Como non giungessero, salvo il caso di qualche singolo mercante o mercenario. La presenza etrusca nella Valle Padana non durò molto a lungo: infatti sul finire del V secolo e agli inizi del IV vi penetrarono da occidente i Galli, e tra questi gli Insubri, già ricordati, che si stanziarono intorno a Milano, spingendosi anche nelle vallate del Lario. A Como tuttavia, se si eccettuano possibili, piccole infiltrazioni, rimase l’antica popolazione ligure, le cui sorti andarono peraltro sempre più strettamente congiunte con quelle degli Insubri, da cui ricevettero notevoli influssi e con i quali affrontarono la guerra contro i Romani di Marcello.

 

Le attività principali dei Comensi erano, come già fu fatto cenno , l’agricoltura e l’allevamento: se estendiamo a Como quello che lo storico greco Polibio dice della Cisalpina in generale e accogliamo un’ indicazione di M. Terenzio Varrone, l’erudito romano che scrisse anche di agricoltura con singolare perizia, particolarmente redditizio doveva essere l’allevamento dei maiali; ma prosperava pure quello degli ovini , dei bovini e degli equini. Fra le attività artigiane dobbiamo ricordare la filatura e la tessitura: usavano la lana ed anche fibre vegetali, fra cui, probabilmente, il lino. Fiorente era l’arte della ceramica, indispensabile per la vita domestica, per la quale produceva vasi abbastanza grossolani, mentre raggiungeva una grande raffinatezza per le suppellettili funerario e di significato religioso. Molto sviluppata era pure la metallurgia: se infatti i grandi vasi bronzei venivano importati attraverso i commerci, c’era un intensa attività di fonditori di piccoli bronzi, di uso pratico o di ornamento, come fibule, anelli, braccialetti, pendagli: la prova sta nel grande numero di forme di fusione, rinvenute soprattutto nella zona di Pian Valle, sempre sul Monte della Croce.

 

Ci piacerebbe conoscere, oltre agli aspetti della “cultura” materiale, le concezioni morali e spirituali di questi nostri antichi: ma troppo poco sappiamo, essendo venuta meno ogni continuità di tradizione: possiamo tuttavia essere sicuri di un vivo senso religioso sia nei confronti della divinità- lo prova la relativa frequenza di simboli solari- sia verso i defunti, a cui dedicano attenta e scrupolosa cura. Era pure spiccato il senso della personalità, come appare dal fatto che le tombe sono individuali, ed il rispetto dell’autorità. L’ordinamento civile- politico era fondato originariamente sull’autonomia dei singoli gruppi familiari, ma poi si fanno via via più forti e prevalgono le esigenze di un’organica struttura comunitaria.

 

Ritorniamo ora al 196 a.C. ed alla conquista romana: si pone a questo punto, come necessaria, la domanda sulle ragioni che hanno spinto i Romani fin quassù. La risposta non è difficile: volevano prevenire ogni pericolo ed ogni minaccia che si potesse profilare da parte dei Galli, nei confronti dei quali i Romani avevano concepito un grandissimo timore da quando quelli (390 o 386 a.C.) avevano conquistato ed incendiato Roma, eccettuato il Campidoglio. In questa strategia di difesa preventiva i Romani avevano iniziato, prima della guerra annibalica (218.202), e ripresero, subito dopo la conclusione vittoriosa di essa, una grande offensiva verso l’Italia Padana, dalla quale provenivano consistenti aiuti militari ai loro nemici e truppe mercenarie, arruolate talvolta anche oltralpe. Questo disegno ebbe il suo compimento appunto per merito di Claudio Marcello. I Romani, ottenuta la vittoria, non pensarono di assoggettare il paese: preferirono una politica di amicizia, garantita da patti stretti con i Cisalpini. La Cisalpina diventava così una specie di zona cuscinetto, che proteggeva verso nord il confine settentrionale del territorio romano, segnato dalla linea Rimini - Pisa. Pensiamo che quindi per tutto il II secolo i Comensi abbiano continuato, senza altri sussulti, la loro vita tranquilla.

 

La situazione muta profondamente tra la fine del II secolo e l’inizio del I a.C. Imponenti movimenti di popoli barbari creano grave allarme nel mondo romano: si pensi alle migrazioni ed alle scorrerie dei Cimbri e dei Teutoni e, per quanto riguarda in particolare Como, si ricordi la sua distruzione , poco prima del 90 a.C, da parte dei Reti Alpini. In conseguenza di ciò Roma rivede la sua concezione strategica in Italia settentrionale e si orienta verso una politica di intervento attivo, i cui cardini sono la concessione della piena cittadinanza romana alle città della Cispadana e della più ridotta cittadinanza latina a quelle della Traspadana (tra cui Como), lo stabilimento di coloni in funzione difensiva, l’organizzazione della Cisalpina sotto forma di provincia. Como, nell’89, viene  ricostruita dal Console Pompeo Strabone (padre di Pompeo il Grande) e nel giro di un trentennio la sua popolazione accresciuta con la deduzione di 8.000 coloni almeno, il che fa un complesso di più di 30.000 persone, calcolando i familiari. Non ci si limita però a guarnire il territorio per parare eventuali nuovi attacchi: ma si preparano anche le premesse per un’azione strategica a vastissimo raggio. La via d’acqua offerta Spluga, del Septimer, del Maloja, dello Julier immettevano nella valle del Reno e più oltre anche al Danubio, appare ai Romani in tutta la sua importanza: di qui la decisione di fondare la nuova Como sulla riva del lago e di munirla di poderose mura, facendone una piazza - forte per il controllo militare di questa grande via verso il Nord. Se la costruzione  di Como al lago sia stata voluta dallo stesso Strabone subito dopo la distruzione apportata dai Reti e Giulio Cesare abbia solo ingrandito la città racchiudendola nelle possenti mura, in qualche  tratto ancora visibili (cortile della Scuola Media “”Parini” . sotterraneo della palestra dell’Istituto Magistrale), o se la nuova città sia stata voluta al lago per iniziativa esclusiva di Giulio Cesare quando, in base alla legge Vatinia, dedusse a Como (59 a.C.) 5.000 coloni, è ancora sub - iudice. Comunque ciò sia è da quel momento evidente la rilevanza militare di Como.

 

La fusione fra la popolazione preromana ed i coloni sopravvenuti deve esseri attuata senza gravi difficoltà. I coloni, cui vennero assegnate le fertili terre, fino ad allora scarsamente abitate, che si stendono sui fianchi ed alle spalle di Como, erano garanzia di difesa in caso di pericolo e nello stesso tempo concorrevano, con l’estendersi dei luoghi coltivati, al benessere comune. Questa fusione si completa con la concessione a tutti del diritto di cittadinanza romana e della autonomia amministrativa che Como ebbe nel 4 a.C., divenendo Municipium Civium Romanorum (Municipio di cittadini di pieno diritto romano) , retto da magistrati propri, i quattuorviri. Del resto la romanizzazione dell’Italia settentrionale procede rapidamente, tanto che nel 42 la Cisalpina cessa di essere provincia e viene compresa nel territorio dell’Italia, i cui confini sono portati alle Alpi.

 

Quale siano state le vicende di Como nel burrascoso periodo fino al consolidamento del potere da parte di Ottaviano Augusto non sappiamo: con Augusto si attua un evento di grande portata: la pacificazione, pressoché totale, dei popoli alpini e lo stabilimento del confine dell’Impero ai fiumi Reno/Danubio. Questo significava per Como che la grande via per il cui controllo era stata costruita sulla riva del lago diventava soprattutto via di traffici e di commerci. E ciò in aggiunta alla ricchezza data dall’agricoltura (c’erano tenute, al tempo di Plinio il Giovane, valutate intorno a 900.000 sesterzi = 180.000 lire –oro), e dall’artigianato (di cui abbiamo ampia documentazione epigrafica) poneva le premesse per un prospero sviluppo di Como, il cui territorio amministrativo si estendeva fino alle Alpi lungo un arco che andava, se dobbiamo giudicare, come molte volte è legittimo, dai confini dell’Antica Diocesi, dalla Val Formazza all’Alta Valtellina.

Questa prosperità, sviluppatasi tra la fine del I sec. a.C. ed il II d.C. e mantenutisi fino al momento della Grande Anarchia del III secolo, ci è ben conosciuta sia perché abbiamo le testimonianze letterarie di Plinio il Giovane e qualche breve nota in Plinio il Vecchio, sia per i recenti archeologi che, per quanto pochi, sono assai significativi: citerò in particolare i dati scolpiti che, dopo il crollo del porticato  che sorreggevano, erano stati in antico reimpiegati a rinforzo di una torre di difesa e, messi di recente alla luce negli scavi di via Cinque Giornate, recuperati e restaurati a cura della Soprintendenza Archeologica della Lombardia, si ammirano, quale unicum, in una sala del Museo Giovio, allestita per cura del Rotary di Como; ricorderò anche la grande tavola di marmo bianco rappresentante una sfilata di cavalieri. Tutti possono ammirare le otto colonne di marmo cipollino (orientale, sembra), che sostengono il porticato del Liceo “Volta”: provengono certo da un edificio romano ed i nostri umanisti vi hanno voluto vedere le colonne del portico donato alla città di Como da Calpurnio Fabato, nonno della sposa Plinio il Giovane. Non dobbiamo neppure dimenticare l’esistenza di splendide ville, luogo di svago e spesso centro di attività agricolo - economiche: ce ne parla spesso Plinio e recenti scavi hanno permesso di recuperare qualche limitata parte di una di esse tra via Zezio r via T. Grossi.

 

Con la morte dell’Imperatore Settimio Severo (211) incomincia un periodo quando mai tribolato che, se vede con l’editto di Caracalla (212) raggiunta una grande tappa storica con l’estensione del diritto di cittadinanza a tutti i sudditi liberi dell’Impero, vede altresì il venir meno di ogni salda autorità, lotte continue di aspiranti al trono imperiale e devastazioni di eserciti. Solo sul finire del secolo  Diocleziano, Imperatore del 284, con la sua riforma costituzionale (la “tetrarchia”), riuscirà a restaurare l’autorità del potere centrale, consentendo quindi, nel secolo IV, un rifiorire dell’Impero. Non mancano certo, anche nel corso di questa ripresa, elementi di disgregazione e di decadenza: ma, quasi a contrastarli, l’Editto di Milano (313), che concedeva ai cristiani libertà di culto, dava via libera alla diffusione di quei fermenti spirituali che avrebbero germogliato nella grande visione filosofica e religiosa del Medioevo.

 

La rinascita diocleziana è testimoniata a Como dal monumento  più complesso finora ritrovato: la grande Porta Praetoria, i cui resti, ancora imponenti, pure spogli come sono, mentre un tempo erano adorni di molti marmi scolpiti, si vedono nei sotterranei della Scuola Media “Parini”, poco dentro la medievale Porta Torre. E’ probabile che abbia esercitato benefico influsso sulla rinnovata prosperità di Como il fatto che Massimiano, l’Imperatore collega di Diocleziano, abbia fissato la residenza imperiale a Milano, dove rimase fino al principio del V secolo, quando fu trasferita a Ravenna. Altro segno della vitalità di Como era il grande numero delle strade minori che nei suoi pressi si immettevano nel sistema viario principale, rappresentate dalla via Regina (sud - nord) e da un ramo passante per Bergamo della via trasversale che congiungeva Ivrea con Aquileia. Questa situazione si prolungò fino al VI secolo, anche se con l’andar del tempo i Comaschi avvertivano, piuttosto che i vantaggi dei traffici, il peso degli oneri per il mantenimento dei numerosi cavalli addetti al servizio dello Stato.

 

Volendo citare qualche fatto particolare, nel IV secolo venne relegato a Como per breve tempo Giuliano, detto dai Cristiani l’Apostata, divenuto più tardi Imperatore. Ma soprattutto dobbiamo ricordare che intorno al 379 Como ebbe nella persona di S. Felice, inviato da S. Ambrogio, il primo dei suoi Vescovi, nella cui serie spicca, una settantina di anni dopo, S. Abbondio, che confermò definitivamente nel cristianesimo le genti comasche.

 

Intanto diventa sempre più vulnerabile la linea difensiva Reno/Danubio: e per Como- siamo nel V secolo d.C. e nel corso di esso (476) cadrà l’Impero romano d’occidente ritorna la primitiva funzione militare, posta com’è quale centro di coordinamento delle difese del Lario, su cui naviga una flotta da guerra al comando di un ammiraglio che esercita anche le funzioni amministrative in città: Praefectus classis cum cura civitatis. A questo proposito è suggestiva ipotesi che appartenessero al palazzo del Praefectus i grossi frammenti di portale, con raffigurazione di simboli marini, armi, insegne, rinvenuti costruendosi l’attuale sede della Banca d’Italia in piazza Perretta e visibili in Museo, ma è ipotesi nata piuttosto dal desiderio di far parlare le antiche pietre che non sostenuta da anche minimi dati obiettivi.

 

Gli eventi precipitano: nello spazio di pochi decenni Odoacre depone l’ultimo Imperatore romano e Teodorico, vinto Odoacre, fonda il Regno dei Goti, finito nel corso di una sanguinosa lotta con i Bizantini, decisi a ricongiungere l’Italia all’Impero d’Oriente. E Como? Abbiamo la morale certezza che almeno fino a tutti i primi tre decenni del secolo VI sia rimasta indenne, con le sue fortificazioni ancora salde, bella per posizione naturale e fertile di campi coltivati, frequentata da molta gente, come si ricava da una lettera di Cassiodoro, ministro del Regno gotico, scritta pressappoco nel 534 (14 lettera dell’XI libro DELLE Variae). Non sappiamo invece che cosa sia avvenuto nel 539, quando Uraia, nipote del Re goto Vitige, distrusse Milano.

Con certezza sappiamo invece che, sopraggiunti i Longobardi, i quali nel 568, con Alboino, avevano iniziato da oriente l’invasione dell’Italia, per circa 20 anni le difese del Lario, il cui centro era l’Isola Comacina, resistettero e solo nel 588, in base ad un accordo, l’ultimo comandante bizantino, Francione (o Francilione) cedette l’isola ad Autari, che la incluse nel Regno longobardo. Ma questo lungo periodo aveva favorito un certo avvicinamento fra i nuovi invasori e le antiche popolazioni, sì che spesso nei documenti riguardanti abitatori del lago noi troviamo la libera dichiarazione che essi vivevano secondo la “legge romana”.

 

 

 

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Aviosuperficie in Valtellina

 

 

Ricordando che il Lions di Como, presidente onorario L’onorevole Giovanni Botta, promosse la fondazione dei Lions di Sondrio, culminata con Charter Night in Chiesa Val Malenco la sera del  22.6.1957, abbiamo sollecitato al presidente del Club valtellinese una riunione congiunta nella vallata di una aviosuperficie.

La posizione geografica della meravigliosa valle, chiusa a sud dalle estreme propaggini delle Prealpi ed a nord dalle Alpi Retiche, ha l’unico sfogo naturale sul litorale del lago di Como. La, ormai purtroppo famosa s.s. 36 e la angusta strada Regina, arterie che la alimentano, spesso soffrono di interruzioni causate da eventi conseguenti alla natura stessa delle rive scoscese ed intasamenti cronici nelle giornate festive.

Anche se una nuova superstrada è in corso di realizzazione è parere di molti operatori economici locali che un collegamento aereo, svincolato dalle servitù del traffico stradale sia non solo necessario ma indispensabile per la Provincia di Sondrio, rimasta per troppo tempo isolata dalla vitale Lombardia.

I centosessanta mila residenti ed altrettanti turisti, che affollano la vallata nella stagione estiva e invernale, sono un importante fattore da tenere in massima evidenza ricordando che in caso di catastrofi le strade sono spesso vulnerabili e sempre insufficienti.

La realizzazione di un aeroporto, immaginandolo tale e quelli che siamo soliti frequentare, comporta problemi finanziari di grande entità e lunghi tempi per la sua realizzazione, per questa ragione abbiamo proposto ai Valtellinesi l’alternativa dell’aviosuperficie.

La liberalizzazione dell’uso delle aree di atterraggio è stata ufficializzata, dalla legge N. 518 del 2/4/1968 che prevede quanto segue (stralcio degli articoli che interessano in questa sede).

 

Art. 1 – Definizione di aviosuperficie

 

Per aviosuperficie si intende un’area di terreno piana, anche in pendenza, anche a fondo innevato o ghiacciato innevato, non classificata come aeroporto o eliporto, ovvero uno specchio d’acqua, non classificato come idroscalo, avente caratteristiche tali da consentire l’atterraggio o l’ammaraggio e il decollo di determinati tipi di aeromobile.

 

omissis

 

Art. 4 – Caratteristiche delle aviosuperfici

 

Ai fini della sicurezza delle operazioni di volo le aviosuperfici, in relazione alla loro altitudine e alle prestazioni operative degli aeromobili destinati ad operarvi, risultanti dalle relative documentazioni, devono avere le seguenti caratteristiche:

a)      Dimensioni idonee all’effettuazione di corse di atterraggio o di ammaraggio, della corsa di decollo e delle manovre in superficie;

b)     Andamento piano - altimetrico e resistenza del fondo idoneo alla effettuazione delle operazioni di atterraggio e di decollo e delle manovre in superficie;

c)     Sufficiente spazio circostante libero da ostacoli perimetrali ai fini dell’effettuazione, in condizioni di sicurezza delle manovre di avvicinamento e di allontanamento.

 

omissis

 

Art. 7-

 

Almeno 7 giorni prima dell’inizio della gestione di una aviosuperficie munita di segnaletica, il gestore deve far pervenire al Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile- Direzione Generale dell’aviazione civile, le  seguenti informazioni:

 

a)      Generalità della persona fisica o dei legali rappresentanti della persona giuridica che intende gestire l’aviosuperficie;

b)     Nulla osta rilasciato dalla autorità provinciale di pubblica sicurezza alla persona fisica o ai legali rappresentanti della persona giuridica che intende gestire l’aviosuperficie;

c)     Tipo di attività aerea che verrà svolta sull’aviosuperficie;

d)     Coordinate geografiche dell’aviosuperficie e località notevole più vicina.

 

omissis

 

(è allo studio un decreto legge che amplia la possibilità di utilizzo delle aviosuperfici).

 

Appare evidente che con un preavviso di pochi giorni, avendo a disposizione un terreno che risponda ai modesti requisiti che la legge richiede, si può iniziare una regolare attività di volo con i mezzi che si ritengono opportuni. Non occorrono infrastrutture e neppure necessita la presenza di addetti al controllo ed alla sorveglianza, non esistono quindi costi di gestione. A queste condizioni rinunciare all’apertura di un’aviosuperficie è invero assurdo.

Occorre chiarire che l’aviosuperficie in oggetto deve essere adatta al decollo ed all’atterraggio di aerei e non soltanto di elicotteri perché, senza sottovalutare l’importanza dei servizi che possono rendere i secondi, hanno lo svantaggio di avere dei costi di gestione da 4 a 5 volte maggiori di quello degli aerei. Infatti il servizio di prevenzione incendi organizzato dalla Regione Lombardia, attualmente in funzione nelle province di Como, Varese e Bergamo, è così predisposto: pattugliamento quotidiano affidato agli aerei, eventuali interventi di spegnimento a mezzo di elicotteri.

Un auspicabile collegamento tra la Valtellina e Milano (aeroporto di Bresso) distante in linea d’aria 90 km, circa 20 minuti di volo, potrebbe essere servito da un aereo a 12 posti, con costi inferiori a quelli della trasferta con autovettura, in 3 ore di viaggio: così dicasi per Bolzano distante 115 km. Anche lo sport aeronautico potrebbe finalmente essere paracadutista, volo a vela: l’Aero Club d’Italia mette a disposizione ottime macchine a prezzi scontati del 50% e con pagamenti rateali pluriennali.

L’aviosuperficie è il seme da gettare per creare un eventuale aeroporto adatto ad aerei di terzo livello con pista di atterraggio “in duro”, vale a dire in cemento armato, lunga almeno 1200 metri utilissima per le compagnie aeree che effettuano servizi con veicolo da 40 passeggeri circa.

Tutto questo non è utopistico perché esistono ormai da 10 anni tre piccoli aeroporti, nati come aviosuperficie, ad Alzate Brianza (CO), Calcinate del Pesce (VA), Valbrembo (BG), finanziati esclusivamente dai soci sotto forma cooperativistica, che non hanno mai avuto sovvenzioni da Enti o dallo Stato anche se poi ospitano servizi del tipo prevenzione incendi, Elicotteri della Guardia di Finanza, riscuotendo solo un modesto pedaggio.

Su questi aeroporti l’attività maggiore è svolta dai volovelisti sia italiani che stranieri (alcune centinaia) che in primavera desiderano volare sulla nostra catena alpina. Alla riunione di Sondrio eravamo ospiti quali dirigenti dei tra aeroporti citati e tutti gli intervenuti locali si sono dimostrati interessati al punto che sono già stati identificati i terreni adatti allo scopo.

La Regione Lombardia è stata informata dell’iniziativa nella persona del suo presidente avv. Guzzetti, che ci ha pregato di tenerlo informato dell’esito della riunione.

Resta da stabilire chi e in quale forma vorrà gestire l’aviosuperficie onde non perdere l’occasione di inserire la valle in una indispensabile realtà aeronautica.

Aggiungiamo una breve nota meteorologica che evidenzia l’ottima disponibilità della zona alla attività di volo.

In relazione ai fenomeni atmosferici la Valtellina è esposta all’azione che su di essa esercitano sia le masse d’aria di origine mediterranea che quelle marittime polari, marittime tropicali, continentali della Russia e dei Balcani, nonché quelle tropicali continentali africane. Nonostante che queste masse d’aria compiano lunghi percorsi su terre e su mari e giungano nelle regioni dell’Italia Nord occidentale profondamente modificate, l’azione che esse esercitano sulle condizioni climatiche è sempre molto importante. I venti predominanti provengono dai quadranti settentrionali. L’andamento dei venti generali oltre i 3000 metri, cioè al di sopra delle influenze locali, spirano con notevole frequenza da Ovest E Nord Ovest essendo la regione compresa nella fascia del vastissimo vortice circumpolare dei venti generali da Ovest.

Il Favonio dai quadranti settentrionali è abbastanza frequente, come pure venti di fondovalle e brezze termiche di pendio, si può quindi escludere con certezza la presenza di nebbia in Valtellina per tutta la durata dell’anno.

 

 

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Storia dello sport ….

 

“Storia dello sport e delle società sportive” è il tema della serata probabilmente però – sport e società sportive- è una inutile ripetizione.

Da quando infatti sono nate le società sportive a Como è nato lo sport, e viceversa.

Il giorno 18 agosto 1872 in cui 32 comaschi decidevano di costituirsi Soci promotori di una Società Comense di Ginnastica e Scherma può essere considerata la data di nascita dell’attività sportiva a Como, ed il suo sviluppo è legato al sorgere ed al fiorire delle altre vecchie –gloriose società comasche, Cai, C.A.O., Ciclistica Comense Canottieri Lario, Ardisci e Spera , Calcio Como, e via via Esperia- Como Nuoto, Sci Como, Aereo Club Tennis Como, Mila., Circolo Vela.

Al di fuori delle società sportive ben poco è stato fatto ,grandiose parate  di regime, manifestazioni dopolavoristiche finalizzate alla propaganda di enti ed associazioni che con lo sport poco hanno in comune. Gli stessi “Centri di formazione sportiva” organizzazione dal Comune di Como con notevole impiego di denaro pubblico costituirono fin dal loro inizio una esperienza deludente e un intralcio all’attività delle società sportive.

Purtroppo quasi sempre assente è stata la scuola, quella scuola che pur dovrebbe costituire l’ambiente ideale per le promozioni sportive dei giovani; solo sulle iniziative dei singoli insegnanti si vedono talvolta fiorire validi risultati, ma generalmente lo sport è visto come perditempo.

Anche l’esperienza dei Giochi della Gioventù è alquanto deludente: dopo i primi anni di grande fulgore e di massima partecipazione venne stipulata una intesa Coni – Ministero Pubblica Istruzione, intesa che non ha fruttato i risultati che si speravano.

Spesso boicottati da organi collegiali e da insegnanti, il loro destino appare segnato ed al Coni romano forti sono i dubbi: abolizione o ritorno alle origini, e cioè alle società sportive?

Non vorrei apparire troppo di parte ma è un fatto incontestabile che al di fuori delle società sportive a Como come altrove c’è poco sport e ci sono invece molte chiacchiere , seppur con lodevoli eccezioni come ad esempio le forze armate.

Eppure in un certo senso dalla politica ha avuto origine lo sport cittadino, da quello spirito entusiasta per la raggiunta unità che fioriva dopo il 1870.

Reduci garibaldini e giovani mazziniani avevano come luogo di ritrovo e di sfida un vecchio tiro a segno fuori porta dell’Annunciata e fu in questo clima ed ambiente che nacque l’idea di una società di ginnastica e scherma , la Ginnastica Comense, prima e vera società polisportiva delle città ed una delle prima in Italia(7^ o 8^)

E questo spirito patriottico e di servizio e di servizio alla nazione anche al di fuori del puro ambito sportivo è sempre stato presente nell’attività delle società sportive, nella manifestazioni di solidarietà umana con contributi diretti e sollecitazioni alla cittadinanza, nel fornire soldati alla nazione impegnata nel raggiungimento della sua completa unità –tra tanti il nome di Giseppe Sinigaglia deceduto nel Carso, nell’essere sempre presenti  nell’evolversi della vita cittadina.

Anche fatti più recenti portano le società sportive comasche nei libri di storia.

Maggio 1945, l’allora prefetto di Como Avv. Bertinelli ricevette in consegna dal Questore Avv. Grassi un gran numero di documenti sequestrati – o comunque appartenenti alle colonne di Mussolini ed alla R.S.I. E RICORDANO LA PALESTRA DELLA Ginnastica Comense tante volte da lui frequentata decise di nascondere qui la maggior parte di quelle carte, nel crine della imbottitura di una “cavallina” accatastata in un angolo fra gli altri attrezzi. Sperava in tal modo di sottrarre questo materiale agli inglesi, ma un tradimento, fece favorire il tentativo.

Vorrei ora presentare alcuni profili di quelle che sono le più vecchie e gloriose società comasche, senza pretesa alcuna di completezza, anzi sicuramente con molte lacune.

Desiderio solo con questo dare un’idea dei livelli e delle dimensioni raggiunte dallo sport a Como.

Come le industrie comasche hanno saputo affermarsi nel mondo così, nel campo sportivo, anche i nostri atleti con cura allevati dalle nostre benemerite società, hanno potuto conseguire eccellenti invidiati traguardi.

Doveroso è iniziare la breve rassegna con la primogenita: la società Ginnastica Comense.

 

GINNASTICA  COMENSE

 

Prima per fondazione, ritengo la si possa considerare tale anche per meriti acquisiti, meriti di risultati dei suoi atleti, meriti ci promozione sportiva e di organizzazione di manifestazioni .

Dalle originarie sezioni di ginnastica e scherma, la pratica sportiva veniva progressivamente estesa al ciclismo, tiro a segno, canottaggio, atletica, nuoto, pallacanestro, pugilato ,una vera culla dello sport cittadino.

Nel 1962 celebrano il 90° di fondazione, l’Avv. Bertinelli (Ministro – Presidente Naz. del C.A..I.) poté afferrare:

 

“Guardate gli sportivi di Como: i migliori – tutti o quasi tutti – i migliori alpinisti sono venuti dalla Ginnastica Comense, e così gli schermidori ,i marciatori, i canottieri, i cestisti.”

ed in effetti hanno avuto origine o contattati stretti con la Ginnastica Comense la Canottieri Lario, la Como Nuoto, la Ciclistica Comense (per citare alcune tra  le più note) mentre all’interno sono fiorite le sezioni di atletica, ginnastica, scherma, pugilato, pugilato, pallacanestro, tute promotrici dello sviluppo della propria disciplina sportiva.

Basta pensare alla sezione pallacanestro - o palla al cesto – come si chiariva, che iniziò l’attività nel 1979 mentre la federazione nazionale si costituì nel 1922; o alla sezione scherma da cui uscì Elio Ortelli che portò e diffuse questa pratica sportiva in Argentina.

Ricordare i successi della Ginnastica Comense richiederebbe molto più del tempo a disposizione, ma possono bastare i principali:

l’alloro olimpico di Spallino nella scherma, le partecipazioni ai giochi degli atleti nero stellati della sezione nuoto e atletica – Trolli – Fossati – Squazzero, il titolo mondiale militare del pugile Tognetti, i quattro scudetti consecutivi della squadra femminile di basket, le vittorie di Gianni nella marcia. Aggiungo lo strepitoso successo organizzativo delle prime e uniche Olimpiadi Nazionali del 1927 con la partecipazione di oltre 5.000 atleti in occasione del centenario della morte di A. Volta.

Ancor oggi la Ginnastica Comense è attivissima nella pratica dello sport: dai bambini di tre anni con la famosa Scuola Gualco ,/alle squadre agonistiche che, con alterne fortune, cercano di rinverdire vecchi allori.

 

U.C. COMENSE

 

Sorta nel 1887, prima filiazione della Ginnastica Comense, è la seconda società che ha visto un proprio atleta sul podio olimpico più alto.

A Roma nel 1960 Fornoni ha vinto la 100 Km. Di ciclismo a cronometro/squadre assieme a Barletti e Cogliati del G.S. Cadermatori di Mariano C. e Trapè di Roma.

Di grandissimo rilievo pure il titolo mondiale di Roncaglia – a Francoforte- nell’inseguimento ed- titoli nazionali di Turrini - Roncaglia- Vezzoli – Gorini – Introzzi –Stiz..

 

C.A.I. Como

 

La sezione nasce come tale nel 1875, però fin dall’anno precedente –1874- era sorto il Club Alpino Comense avente “per scopo lo studio del lato scientifico come da quello delle bellezze naturali delle montagne della Provincia di Como e regioni limitrofe”.

I^ sede Casinò Sociale, un luogo che ritorna di frequente nella storia delle associazioni cittadine.

E l’aspetto scientifico è sempre stato presente nello sviluppo della sezione C.A.I Como, unitamente a quello sportivo - alpinistico.

Prima grande impresa la scalata al Disgrazia nel 1890, le più recenti le spedizioni Andini di Masciadri e di Gilardoni – Casartelli- Zocchi – Tettamanti – Soresini – Zappa, e per oltre 50 anni la grande figura di Luigi Binaghi, il “Gin” che dell’alpinismo e della montagna fece ragione della sua vita.

Quando non poteva salirle, le dipingeva con altrettanta passione. Nella storia del C.A.I. di Como troviamo le prime donne alpiniste, un precocissimo sviluppo dello sci - alpinismo (1912 salita al Lucendro) ed imprese sportive ai più alti livelli in quattro continenti.

Da sottolineare l’importanza delle scuole di alpinismo – sci alpinismo-spelogica ed alpinismo giovanile.

 

CANOTTIERI  LARIO

 

La vita della Lario inizia nel 1891 con una avventurosa traversata da Varenna a Bellaggio che mise a dura prova i Soci fondatori che portavano a Como, al molo di S. Agostino, la prima barca della “Lario”- La Pioverna.

Con la guida di un istruttore inglese e con una splendida iole da corsa, l’esordio diviene subito successo.

Ma il periodo di maggiore fulgore, per la Lario coincise con l’arrivo in Società (1904) dei ginnasti della “Comense” (già del Club Atletico) che formarono i due equipaggi dei “Depennati” e dei “Pellirosse” guidati da Sinigaglia.

I successi nelle gare nazionali ed internazionali sono innumererevoli: Zurigo ,Lucerna, Pallanza, Parigi Strasburco, Nizza, Venezia, Henley, regate e campionati che vedono i colori della Lario al primo posto.

E il primo dopo guerra, perso Sinigaglia, vede ancora i colori comaschi primeggiare, con De Col – Mariani – Bernasconi ad ancor oggi la Lario dopo un periodo di crisi, annovera validi atleti e campioni nazionali.

 

CALCIO  COMO

 

Il calcio l’esordio a Como nel 1906, occasionalmente, con la compagnia del circo del famosissimo “Buffalo Bill”.

Accompagnata in Campo Garibaldi , la troupe del circo fece amicizia con i giovani comaschi, tanto da organizzare una sfida calcistica su quel terreno dove ancora erano i resti della Esposizione Voltiana distrutta nel 1907 fondarono il “Como F.B.C.”.

Da Praa Pasquee al primo campo ufficiale (1911) in via dei Mille: discretamente la neonata società partecipò a campionati e tornei sino all’entrata in guerra.

Al termine del conflitto la conflitto la città calcistica è divisa in due, da un lato il Como F.B.C., dall’altro i “Liberi “del neonato Club Esperia.

Aspre polemiche tra le due, alimentate particolarmente dalla penna di Enrico Luigi Ferrario, il ben noto “Fel”; ma nel 1926 lo sport ebbe il sopravvento e dalle due società nacque “l’A.C. Comense”. E subito dopo venne inaugurato  il nuovo stadio, il “Sinigaglia” proprio sul terreno della prima sfida con Buffalo Bill.

I risultati non tardarono a mancare e l’annata 1930-1931 si concluse senza sconfitte per la squadra, vincitrice del suo campionato e promossa alla serie superiore.

Nel 1936 da nuova fusione, con la Soc. Sportiva “Ardita” di Rebbio, nasceva l ’A.S. Como, di poi A.C. Como.

Il dopo guerra vede la squadra più volte al massimo campionato e diversi giovani raggiungere la maglia azzurra; da ricordare il Como tutto italiano che metteva paura alle grandi rinforzate dai migliori giocatori del mondo.

 

CLUB  ESPERIA

 

Fondato nel 1919, ho già parlato del primo periodo sportivo di questa società della squadra di calcio confluita poi nel Calcio Como. Ma questa è una società poliedrica; abbandonato il calcio diviene una società dopo lavoristica che cerca una nuova identità sportiva.

e clamorosamente la trova con due titoli mondiali del pattinaggio a rotelle, Con Giulio Fasana nel 1949 ed Enrico Rossi nel 1953.

A questa società Como deve, per l’importantissima organizzazione del “Fioretto d’argento”, quasi un campionato del mondo di scherma femminile.

E considerevole è l’attività nel settore del tennis tavolo.

 

COMO  NUOTO

 

Nel 1919 nasce la “Water Polo Club” alle “Terme” dove oggi è il monumento ai caduti.

Vita travagliata quella di questa società:

-        nel 1926 le terme vengono demolite e la società trova ospitalità presso la Canottieri

-        nel 1927 diviene sezione della Ginnastica Comense con sede operativa ai Bagni Margherita prima, poi al Raci (oggi motonautica)

-        nel 1936 nasce la “Como Nuoto” con sede al Lido di Villa Geno

-        nel 1951 finalmente viene inaugurata l’attuale sede.

I risultati sono legati ai nomi di Conelli – Troll i- Jezek – Savonelli – Mondini ed alla tenacia dei suoi dirigenti :la realizzazione prima della piscina “Trolli”, la nuova piscina olimpica di Muggiò devono essere iscritte a loro merito.

Auguriamoci che preoccupazioni già insorte sulla gestione del nuovo impianto non vanifichino tante legittime speranze.

 

TENNIS  COMO

 

Sorta nel 1930 questa società ha da poco festeggiato i 50 anni di vita.

Ebbe la prima sede in via Barelli, ben presto sostituita dalla attuale di Villa Olmo.

E’ la società di Vittoria Tonelli – nove volte campionessa d’Italia e di Valntino Taroni- sette volte campione d’Italia; e nel 1950 arrivò al Tennis Como un profugo fiumano – Orlando Sironi – che avrebbe costituito con Pietrangeli una delle coppie più forti del mondo.

Il periodo della sua permanenza a Como coincise con i migliori risultati della Società tra cui la vittoria del 1956 nella Coppa Brian campionato nazionale a squadre.

 

MOTONAUTICA ITALIANA LARIO

 

Costituita nel 1932 , con il nome di Assoc. Motonautica Duca degli Abruzzi “A.M.D.A”, ha un albo d’oro eccezionale.

Quale nome : Ayala – Selva – Verga – Angelo e Renato Molinari, quest’ultimo recente vincitore del 12° titolo mondiale.

Ma vorrei sottolineare un altro merito della Mila, oltre a quello puramente sportivo : il successo dei sui atleti , le numeroso manifestazioni organizzate costituirono e costituiscono tuttora un mezzo eccezionale di pubblicità per la cantieristica del nostro lago.

Altre società meritano una citazione particolare per la notevole attività, sia agonistica che professionale:

-        C.A.O. 1885

-        lo Sci Como nel1927

-        l’Aereo Club del 1930

-        il Circolo della Vela del 1932

-        gli Arceri Comacini

HANDICAPPATI

 

La città di Como può considerasi tra le prime ad aver affrontato il grave problema dell’attività sportiva degli Handicappati.

A merito del Panathlon Club l’aver sensibilizzato autorità ed enti al problema; ed oggi la palestra Mariani di Via N. Sauro e la piscina di Casate sono frequentate da uomini e donne che cercano anche attraverso lo sport l’inserimento nella vita normale.

 

GLI  IMPIANTI

 

La Città di Como può dirsi sufficientemente attrezzata per gli impianti di base ;campo di atletica, 3 piscine oltre a quelle scolastiche, pista di pattinaggio a rotelle e su ghiaccio, stadio per il calcio, varie palestre, una lacuna- e direi abbastanza grave- sta per essere colmata con il bocciodromo.

Manca ancora, ma prima era giusto costruire come si è costruito, un impianto per manifestazioni – spettacolo: un incontro di pugilato, un torneo di basket ad alto livello non possono essere organizzati, ma, unitamente alla localizzazione dello stadio, è un problema già all’attenzione della pubblica amministrazione.

Pure in via di risoluzione è il problema dell’uso degli impianti comunali da parte delle società sponsorizzate.

Fino a poco tempo addietro per la società c’era un grave dilemma: con la sponsorizzazione c’erano i mezzi finanziari ma non la palestra, senza sponsorizzazione c’erano le palestre ma non i soldi.

Fortunatamente anche l’autorità comunale sembra intenzionata a rivedere la propria posizione consentendo l’uso della palestra cittadina.

 

I  DIRIGENTI

 

Una menzione particolarmente nella storia dello sport cittadino meritano i dirigenti della società, ma qui fare dei nomi , ricordare alcuni sarebbe oltremodo ingrato verso cento altri.

E’ bello leggere le storie della società sportive e ritrovare questi appassionati, questi malati di sport, che impiegammo tanta parte del loro tempo prezioso nel calcio, nel tennis, nel nuoto, e spesso in più attività.

Mi sia tuttavia censito citare per il suo recentissimo riconoscimento Augusto Protti premiato con il premio “Panathlon Lombardia  1980”per la sua grande passione per lo sport, passione a servizio dei giovani e della loro preparazione civica oltre che sportiva, quel vecchio Protti brontolone, animatore della Ginnastica Comense oltre che attuale Presidente, degno successore del benemerito Franco Zucchi, che per ben 5 lustri l’ha avuto al suo fianco.

 

Interventi dei Soci a seguito della relazione del dr. Alberto Botta su: “Storia dello Sport e della Società sportive a Como”- 26  gennaio  1981

 

Perlasca         Ricordo che la Società Canottieri ha vinto il maggior numero di campionati; che l’Esperia nel 1921-22 vinse il campionato di calcio, prima di fondersi con la Comense; che i giochi giovanili esistono da molti anni, che un tempo erano di tutto rispetto, tanto che i nostri giovani si trovarono anni fa a Firenze a gareggiare con Consonni.

Botta              I giochi della gioventù attualmente sono in crisi per molti motivi: si discute su chi debba eseguire la visita medica chi debba offrire i premi, ecc.

                        Grave poi il problema delle madri che, soprattutto per quanto riguarda sci e nuoto vorrebbe avere figli campioni, togliendo ai figli stessi la gioia del “gioco”.

Martino S.      Vorrei qualche chiarimento sulla Consulta dello sport.

Botta              Circa quattro anni fa nacque questa dizione riguardante un organismo con caratteristiche più che altro politiche Il Sindaco Spallino convocò i responsabili di tutte le società sportive, ma tali furono i pareri di e così diversi che si preferì soprassedere .Si pensa che l’argomento sarà ripreso presto.

Cantaluppi      Voglio ricordare tra gli sport il golf, la caccia, il tiro a segno.

                        Il Golf Menaggio è il 3 nato in Italia.

                        La caccia ,rettamente intesa, richiede molte doti ed affina la sensibilità all’individuo.

Botta              Ho richiesto di considerare la caccia e tiro assegno come attività quasi paramilitare, per quanto riguarda il golf penso sia ancora praticato da gruppi ristretti.

                        Ho piuttosto dimenticato di citare fra le Società l’Ardisci e Spera, che organizza gare abbastanza fuori dell’ordinario.

Bianchi           Per quanto riguarda scuola e sport la situazione è complessa: nelle elementari non si pratica e, se non si appassiona un bambino ai vari sport nella prima età scolare, è poi difficilmente interessarlo nel periodo della scuola media superiore, vuoi perché l’insegnante di educazione fisica non si occupa di sport vero e proprio, vuoi perché manca il tempo, sia per gli impegni di studio, sia anche perché molti studenti non abitano in città quindi a lezioni ultimate, se ne tornano a casa e non anno possibilità di frequentare palestre.

Botta              Mi dichiaro dello stesso avviso.

Tiranti            Come Consigliere comunale riferisce sulla “Consulta”, ma auspica che la Società Sportive intervengono in proprio, ad esempio nella gestione della nuova piscina di Muggiò, senza troppo confidare nell’aiuto economico e organizzativo del Comune, che già deve affrontare troppi problemi.

 

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