Anno sociale 1978 – 1979

 

Presidente Luciano Mezzedimi

Numero soci : 74

Attività

Programma

Date

Relazioni

Foto

 

Il mestiere di vescovo oggi

Relatore : mons. Teresio Ferraroni

 

13 Novembre

Ricostruzione dell’uoo moderno attraverso la cultura

Relatore : R. Brunialti Griffani

Relazione

27 Novembre

Gabriele D’Annunzio oggi

Relatori : Piero Chiara

Relazione

 

Dipingere oggi

Relatore : Ernesto Treccani

 

 

Ospedale e territorio nella situazione sanitaria comasca

Relatore : Soci medici

 

 

Criteri per l’allestimento della mostra di pittura del Settecento lombardo in occasione del 25°

di fondazione del Club

Relatore : Giorgio Mascherpa

 

 

Problemi della magistratura in Italia

Relatori : Bianchi , Lombrassa , Del Franco , Virzì

 

 

Giovanni Segantini , pittore europeo

Relatore : Alberto Dell’Acqua

 

 

La riforma della scuola media superiore:a che punto si trova

Relatore : Vittorio Bianchi

 

 

Ricordi pliniani in provincia di Como

Relatore : Paolo Maggi

 

 

La stampa in Italia oggi

Relatore : Gaspare Barbiellini Amidei

 

 

Torna all'inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La ricostruzione dell’uomo attraverso la cultura

 

 

 

Oggi come sempre e più che mai, l’uomo ha bisogno di ricostruire dentro di sé l’unità della conoscenza per capire la società in cui vive ed agire di conseguenza.

L’anima dell’uomo non ha camminato alla stessa velocità del progresso  tecnologico e si trova sovente a disagio.

Questo non significa alienazione, distacco, critica sterile della società moderna. Considerare la società in cui si vive la peggiore di tutte è un luogo comune dell’uomo. Già Esiodo, nel suo poema “Le opere e i giorni”, diceva della sua epoca “è la peggiore di tutte; oh, fossi nato dopo o morto prima!1”

Le critiche radicali della società moderna non mancano: in luce tutti i condizionamenti che la civiltà dei consumi esercita sugli uomini. Il torto di Marcuse è quello di non avere indicato la via per superare i condizionamenti e per essere liberi anche in una società così vincolata.

Non si intende riproporre l’illusione antropocentrica, l’uomo misura di tutte le cose, ma sottolineare il bisogno di unità che gli esseri umani hanno da che mondo è mondo.

L’uomo dunque è da ricostruire oggi più che mai in questo senso, poiché i fattori che rendono difficile la sintesi si sono enormemente moltiplicati.

La necessità di sintesi nelle diverse epoche è testimoniata dalla ricerca di un ideale di uomo: l’eroe omerico, l’uomo kalos kai agathòs, il vir bonus, il santo, l’umanista, il cortigiano, l’honnète homme.

Qual è oggi l’ideale? Il lavoratore? L’intellettuale? Lo scienziato? Oppure non è possibile configurare un tipo ideale di uomo?

Un tempo era più agevole per l’uomo dotto cercare la unità: il sapere si raggiungeva apprendendo le arti del TRIVIO (grammatica, retorica, dialettica) e del QUADRIVIO (aritmetica, geometria, musica, astronomia). Tutto poi veniva fuso nella FILOSOFIA che tendeva a risolvere i tre grandi problemi dell’IO, del Cosmo e di Dio.

Ogni società aveva i suoi filosofi. Ad esempio un’epoca per certi aspetti simile alla nostra, soprattutto per il disorientamento dei singoli, quella ellenistica, produsse due scuole che si proponevano entrambe di indicare il modus vivendi di fronte ad una società non più cittadina ma cosmopolita. Le soluzioni erano due ed antitetiche: per gli epicurei si doveva vivere nascosti sgombrando, attraverso la filosofia, tutte le paure, soprattutto quella della morte, raggiungendo la perfetta serenità. Lo stoico si sentiva invece membro della comunità universale nella quale operava attivamente seguendo il destino, come si diceva, o la divinità.

A fronte di una relativa espansione della scienza, protrattarsi fino a poco più di un secolo fa, abbiamo oggi e, negli ultimi decenni, con un ritmo impressionante una vera e propria esplosione dell’attività scientifica  a cui inevitabilmente si accompagna non l’universalità ma la superficializzazione dei singoli.

Questo vale anche per le scienze Storiche che più delle altre dovrebbero mirare alla sintesi del pensiero umano. Non sarà certo una caso se, negli ultimi anni, non si sono più scritti libri di grande affresco storico come ad esempio “L’Autunno del Medioevo” di Huizinza o “La società Feudale” di Bloch o “Maometto e Carlomagno” di Pirenne.

L’incremento e la specializzazione delle scienze, rendono da un alto l’Essere sempre più conoscibile, dall’altro suddividendolo in mille rivoli, ha reso praticamente impossibile ogni Filosofia, dato che lo scopo della filosofia è per definizione la ricerca dell’Essere unitariamente inteso e posto costantemente al di fuori di sé.

L’unica filosofia moderna, se così si vuole impropriamente definirla, è stata l’esistenzialismo che ha spostato l’indagine filosofica dall’Essere all’individuo, senza più ricercare una sintesi nell’individualità, anzi accentuando il senso di disgregazione e di solitudine dell’uomo e quindi  la sua angoscia.

Oltre alla scienza per la quale si può ripetere, con significato riportato alla situazione attuale, il detto dell’Ecclesiaste: qui auget scientiam auget et dolorem, vi è un altro fattore che porta alla frantumazione della conoscenza: l’enorme quantità di notizie che in tempo pressoché reale i mass media riversano su tutti noi. Si potrà obiettare che la vera unificazione dell’uomo avviene solo attraverso la religione; ma anche la religione è oggi in crisi come, fra l’altro, dimostra la diminuzione delle vocazioni. Altro elemento che evidenzia la crisi della religione tradizionale è l’aumento, sorprendente in un’epoca apparentemente razionale, delle pratiche esoteriche ed astrologiche, il riformarsi di congregazioni escatologiche.

Se dunque la filosofia non è più possibile, se la religione è in crisi e comunque non risolve i problemi dei molti che non credono, in che modo l’uomo può ritrovare la sua unità?

E’ qui che risalta il ruolo fondamentale della CULTURA.

Con la parola cultura si intendono cose molto diverse, ad esempio erudizione, insieme di usi o credenze di un popolo in una certa epoca storica ecc.

Neppure bisogna confondere la cultura con i mezzi per ottenerla: due uomini possono essere ugualmente colti su basi completamente o molto diverse. Tipica confusione tra cultura e strumenti è l’espressione "cultura di massa”. Di “massa” sono i mezzi, non la cultura.

Per una prima acquisizione di cultura resta fondamentale il ruolo della scuola. In questo senso una visione della scuola come veicolo di cultura, di formazione dell’individuo, è incompatibile con una concezione utilitaristica che veda la scuola solo come mezzo per acquistare un lavoro.

La cultura sta alla scienza come la sintesi sta all’analisi. La cultura è il modo di ricondurre all’uomo la pluralità dei fenomeni della conoscenza, è la sintesi sempre in evoluzione di fronte ad una frammentazione sempre più accentuata.

Più che di cultura dunque si dovrebbe parlare con termine tedesco di WELTANSCHAUNG, cioè visione globale del mondo espresso anche dal motto di Terenzio (Heaut.) “Homo sum humani nihil a me alienum puto”.

L’uomo moderno dovrebbe dunque essere un uomo colto distinguendosi così dai cosiddetti intellettuali che, particolarmente in Italia, sono sempre più sensibili alla moda e sempre più asserviti  a vecchi o nuovi presunti padroni.

L’uomo colto non è asservito a nessuno ed è sempre critico verso il potere, non per distruggere l’autorità ma per confermarla su basi civili ed umane.

La cultura deve dunque avere un fine sociale ed agevolare il rapporto tra gli uomini.

Si pone comunque in contrasto con l’ideologia, quale essa sia, cattolica o marxista, all’intolleranza dell’ideologia si contrappone la tolleranza della cultura che non è permissività ma rispetto dell’uomo.

Solo con la cultura si può ristabilire il collegamento fra le generazioni, fra i cosiddetti adulti ed i cosiddetti giovani, espressioni scientifiche che tendono a ridurre all’unità ciò che unitario non è. Non esistono, se non per il fatto dell’età, i “giovani”; esistono diversi gruppi sociali, ognuno con le sue caratteristiche. Così si spiega come in tute le manifestazioni, positive o negative, sia elevata la partecipazione dei giovani.

Quello che oggi caratterizza l’uomo ed anche i giovani è la mancanza di futuro, la mancanza di valori etici e la presenza di una società tendenzialmente edonistica.

La riscoperta di valori etici può avvenire solo attraverso una critica culturale delle tradizioni, riscoprendo ciò che è valido anche in rapporto all’epoca presente.

In questo modo l’uomo può continuare ad essere uomo e come dice Menandro “come è bello l’uomo quando è uomo”.

 

 

 

Torna all'inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gabriele D’Annunzio oggi

 

 

 

 

Il Presidente ha presentato l’oratore con queste parole:

 

Di Pietro Chiara, scrittore di provincia, come molti l’hanno definito, è più agevole parlare che di altri. Chiara si trova nei suoi libri, nelle sue trame, nei suoi romanzi. Non si nasconde dietro ad essi, né gioca a fare l’intellettuale con le vicende che descrive. Questa è la ragione della sua immediatezza e della grande accoglienza che il pubblico riserva sempre ad ogni sua opera. Vale la pena di ricordare qui che molti suoi scritti, proprio per questa loro spontaneità, sono stati tradotti in cinema. Citiamo qui soltanto “Venga a prendere il caffè da noi”, tratto dal romanzo “La spartizione” del 1964, oppure “La banca di Monate”, “Il piatto piange”, “La stanza del vescovo”. La televisione ha curato, fra l’altro, “Il giovedì della signora Giulia” e “L’uomo al cianuro”.

Scrittore fecondo e attivissimo, Chiara è però giunto alla narrativa solo a 50 anni; alle spalle, prima, si era lasciato una vita ricca di esperienze umane, ma costellata di incertezze e difficoltà: tentativi di lavoro non andati a buon fine, studi interrotti, una condanna del Tribunale Speciale Fascista, un’esperienza di insegnamento in Svizzera, una carriera appena abbozzata nella magistratura.

Eppure è stato in questi campi che Chiara ha raccolto le sue osservazioni e qui ha maturato la sua profonda esperienza. Quel che ha scritto poi non è che la narrazione di quanto avvenne allora.

Se si volesse collocare Chiara, gli va riconosciuto di appartenere di diritto al filone del realismo, un filone con antiche origini e mai spento, a dispetto delle avanguardie.

L’interesse di Chiara, infatti, non è volto mai a personaggi simbolo, contrassegnati da giochi psicologici sottili, improponibili nell’ordinarietà: egli si lega al contrario a situazioni reali, spesse volte vissute, scavando nella sua esperienza e modellando i ricordi con quel tanto che è sufficiente a dare al racconto una credibilità unitaria.

Per questa ragione Chiara nei suoi romanzi è semplice ed essenziale e per questo si fa capire. Se non fosse un luogo comune si potrebbe dire che scrive come parla. Forse non raccoglie consensi da parte di quegli intellettuali raffinati che detestano le opere di largo interesse, ma in compenso ciò che scrive è letto e conosciuto ed a lui va senz’altro il merito di avere influenzato, e forse non superficialmente, la narrativa italiana del nostro tempo.

Chiara si iscrive in quel filone ove già si situano Marino Moretti, Giorgio Bassani, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Mario Soldati.

L’argomento di questa serata riguarda Gabriele D’Annunzio. E’ questo un autore intorno al quale Chiara ha lavorato con accanimento in questi ultimi anni, fra l’altro stendendo un’enorme quantità di appunti e riflessioni utili ad inquadrare l’opera dell’artista e dell’uomo.

Chiara non ama D’Annunzio – lo ha confessato apertamente tempo fa un’intervista – ma nello stesso tempo, per una di quelle non rare  contraddizione di amore –odio, trova in lui una personalità seducente, ricca di meandri e di aspetti colmi di attrazione

Un giorno, non tanto lontano, è stato chiesto a Chiara che cosa intendeva ai sui lettori. Ha risposto: “Un modello di vita”. “Quale modello di vita?” “Insegno a fuggire o a superare l’angoscia”.

A questo punto potrebbe essere interessante sentire da Chiara come riesca ad accordare questa lezione con il “suo” D’Annunciazione.

 

 GABRIELE D’ANNUNZIO OGGI”

 

 

Che cosa ha indotto un amante dei toni grigi, un narratore della mediocrità quotidiana come Piero Chiara ad indagare sulla vita di un personaggio come Gabriele D’Annunzio, uomo e scrittore dai colori rutilanti e dai sapori carnali?

 

La spiegazione di Chiara è apparsa solo parzialmente convincente :ragioni storiche interesse per un’epoca vissuta in parte attraverso gli occhi del padre, in parte direttamente ,migliore conoscenza di un periodo nel quale sono ambientati parecchi suoi romanzi.

 

E’ più probabile che a spingere Chiara verso D’Annunzio sia stata la sua antipatia per questo personaggio e la voglia di demolirlo a poco a poco, mettendo in luce quanto di falso, di kitsch, di velleitario stia sotto la screpolata doratura del mito .

Chiara avrebbe preferito scrivere di Casanova e chi ha letto i suoi romanzi in cui l’erotismo ora ironico, ora melanconico, ora anche un po’ morboso, ha non poca parte, non ha difficoltà a comprenderne il motivo.

 

Invece di Casanova, D’Annunzio, che in comune con l’avventuriero veneziano ha solo la forsennata attività amatoria.

 

Con cura quasi notarile, supportata da una ricerca indubbiamente vasta ed accurata, Chiara ha accumulato una montagna di notizie e notiziole che in pratica ridimensionano quasi tutte le imprese di D’Annunzio, salvo forse quelle amorose che però ricevono spesso una luce quasi nauseante come nel caso della malattia non propriamente poetica della contessa Di Rudinì, spiata da d’Annunzio anche nei più rivoltanti particolari.

 

Secondo Chiara, D’Annunzio fu soprattutto grande nel farsi pubblicità e nel trovare chi periodicamente gli pagasse i debiti.

 

In questa luce vanno viste e quindi ridimensionate le gesta del poeta soldato, quali il volo su Vienna, la beffa di Buccari, l’impresa di Fiume.

 

Con il fascino e con Mussolini D’Annunzio ebbe un rapporto fatto di ironico distacco e di abilità nello sfruttare economicamente la necessità del regime di considerarlo come suo vate. Mussolini odiava in cuor suo D’Annunzio, tanto che quando gli fu comunicata la notizia della sua morte si narra abbia esclamato “Finalmente”.

 

Nella relazione Chiara non ha espresso giudizi o dato indicazioni sull’opera letteraria di D’Annunzio, ma, anche senza avere letto il libro, è facile intuire che neppure come scrittore D’Annunzio gli va a genio.

 

 

Torna all'inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attività

 

Operazione carriere

 

Libro bianco sui problemi dei magistrati ,

dei medici , degli insegnanti

 

Mostra di pittura “ Dai Ligari al Carloni :

un momento della pittura lombarda del Settecento “ ,

ex Chiesa di S. Francesco , Como

 

Contributi a : promozione per l’unità europea ,

prevenzione droga

 

Torna all'inizio