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Relazioni |
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La borsa valori
Relatore : P. L. Matturri
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Ricerche sugli architetti comaschi dell’Ottocento Relatore : E. Crispoldi |
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La scuola che cambia Relatori : L. Pisani |
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13 Gennaio |
Già che ci siamo , perché non vivere fino
a mille anni ?
Relatore : A. Orlandi
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Prospettive del nuovo processo del lavoro Relatore : G. Sica |
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I consigli di quartiere Relatore : avv Antonio Spallino |
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La spedizione alpinistica alle Ande Peruviane
“MILLPO74” Relatore : F. Masciadri |
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Storia e pubblica funzione della biblioteca comunale di
Como Relatore : V. Lucati |
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I marmi figurati romani di via Cinque Giornate a Como Relatore : P. Maggi |
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L’Europa e gli europei Relatore : G. Miglio |
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Caratteristiche e limiti della chiropratica Relatore : J. P. Messerman |
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Il rotocalco negli ultimi trent’anni Relatore : V. Buttafava |
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Già che ci siamo perché
non prepararci a vivere sino a 100
anni?
Presidente, Officiers, Amici
Parlare per la prima volta ad un meeting del mio
Club, svolgere un tema apparentemente frivolo, che si discosta dalla severa
tradizione di quelli precedenti trattati da più validi e capaci relatori,
potrebbe sembrare da parte mia voler fare dell’umorismo, indulgere alla
leggerezza, favorire la superficialità.
La nostra Nazione, la nostra Società, sta
attraversando un momento difficile:
-
impotenza
-
stanchezza
-
smarrimento
fanno epoca, dettano leggi, creano crisi e con le
preoccupazioni che ne derivano altro che pensare come poter vivere sino ai 100
anni!
Ma io mi chiedo e vi chiedo: avere un po’ di
egoismo…incominciare a pensare anche a noi stessi…è forse mancanza di serietà?
Com’è possibile essere coerenti con il nostro Codice
d’Onore che ci impone di ricercare il successo…è non desiderate, una volta
ottenuto, come voi l’avete ottenuto, di prolungare i nostri anni di attività e
di vigore?
In ogni epoca gli uomini hanno sognato di scoprire
le fonti della giovinezza…ma non un’eterna giovinezza dobbiamo cercare, bensì
una maturità nella quale, nei limiti naturali, prevalgano condizioni di vita
fisiologiche e non patologiche.
Per usare una felice espressione di Bohlan:
“non solo aggiungere anni alla vita, ma anche (e
soprattutto) vita agli anni”.
Non pensate, cari amici, che questa mia
conversazione sia una raccolta di consigli, suggerimenti, prescrizioni, per
poter vivere un intero secolo.
E’ semplicemente l’esposizione di dati, risultati,
ipotesi, che la ricerca scientifica da una parte, la scienza ufficiale
dall’altra, ci forniscono per ora, su questo argomento.
La mia conversazione è articolata su tre parti.
La prima:
abbiamo la probabilità di raggiungere
i 100 anni? In questo ci verranno in aiuto la statistica e la storia.
La seconda:
abbiamo la possibilità di
raggiungerli? Qui avremo l’ausilio dell’anatomia e della fisiologia umana.
La terza:
abbiamo le ragioni, gli scopi per
raggiungerli? E qui faremo ricorso alla psicologia ed alla sociologia.
Oggi gli scienziati sono attivamente al lavoro per
risolvere questo problema.
Un tempo si rideva di questa ipotesi, oggi si parla
seriamente di prolungare la vita media umana sino a 100 anni e più. Infatti,
nei centri di ricerca, nei laboratori scientifici, si studia il modo di
rallentare o di arrestare il processo di invecchiamento.
La vita media dell’uomo preistorico sfiorava a
stento i 20 anni.
Per i millenni questo limite rimase pressoché
invariato.
Al tempo
dell’Impero Romano si sono raggiunti in media i 30 anni.
Di fronte a questa realtà si comprende il fascino
del passo biblico che prometteva all’uomo la favolosa età naturale di
“”tre ventine di anni e dieci”
ossia 70 anni.
Per altri 20 secoli tale meta rimase un’utopia,
essendo ancora di 40 anni la vita media nel 1850.
Ma da allora, la curva dell’età media (come tutte le
curve del progresso) diventa esponenziale, cresce di:
9 anni in mezzo secolo
20 anni in altro mezzo
2 nel successivo decennio
fino ai 70 nel 1960!
Una semplice estrapolazione prevederebbe l’ulteriore incremento di 2 o 3 decenni nel prossimo secolo.
Negli ultimi 70 anni l’aumento della durata media è
dovuto ai progressi avuti in Medicina Preventiva e in Pediatria.
Le grandi epidemie che sconvolgevano l’umanità sono
state debellate (peste, colera, vaiolo) con l’impiego dei vaccini e degli
antibiotici.
La mortalità infantile è stata ridotta e contratta
entro limiti ragionevoli.
Oggi, le conquiste della Medicina consentono a molti
individui di avvicinarsi all’età media e quando sarà possibile riuscire a
debellare l’intero complesso patogeno, costituito dalle affezioni tumorali,
dalle affezioni renali, dalle affezioni cardiovascolari, dalle affezioni
polmonari, forse aggiungeremo altri 20 anni alla attuale durata media della
vita umana.
Quindi, se i conti tornano, siamo prossimi
all’eventuale traguardo dei 100 anni!
Già sappiamo che attualmente negli Stati Uniti
vivono 13.000 ultra centenari e questo sottogruppo di popolazione è in costante
aumento.
La durata massima di vita, documentata
anagraficamente, è di 113 anni in Inghilterra.
Ci sono anche casi isolati di individui che hanno raggiunto 150 anni ed oltre in Georgia ed in Asia sovietica.
E’ così probabile e vera tale possibilità, che già i
sociologi si preoccupano delle conseguenze di un eventuale progressivo aumento
dell’età media.
E. Busse afferma: “Mi preoccupa quello che faremo
poi. Non lasciamoci travolgere ancora una volta dai progressi scientifici,
senza una razionale pianificazione per far fronte ai progressi della
tecnologia”.
Col progredire delle nostre conoscenze
sull’invecchiamento, avremo senza dubbio un’ulteriore variazione della durata
massima della vita.
Per ora sappiamo che:
1)
ogni
cellula del nostro corpo può riprodursi in media 50 volte, ma non di più
(Hayflivk).
2)
Colture
di fibroblasti prelevati da embrioni umani, congelati a – 190°C in azoto
liquido, ricordavano al momento di riprendere la suddivisione, il numero di
quelle già compiute!
3)
L’invecchiamento
sembra essere dovuto ai progressivi “errori di copiatura” nel codificare e
decodificare lo spaventoso complesso di informazioni riassunte nel DNA genetico
(Curtis).
4)
Forse
gli “errori di copiatura” sono abbinati all’esaurimento specifico di alcuni
enzimi connessi alla sintesi proteica del DNA –codice (Ongel).
5)
Gli
enzimi di riparazione della cellula non riescono a far fronte ai tanti danni
arrecati all’integrità della molecola delegata all’informazione.
6)
Gli
enzimi stessi vengono lesi e la cellula perde la sua capacità funzionale.
Sono veramente interessati i risultati ottenuti da
sperimentatori su animali da ricerca in laboratorio:
1)
Riducendo
l’apporto calorico, si aumenta di cir a un terzo il normale ciclo di vita dei
ratti.
2)
Aggiungendo
alla dieta dei ratti un anti ossidante (BHT= Buti - ossi - toluene) nella
misura del 0,5%, la loro durata media aumenta del 30/40 %.
3)
La
vita media del ratto è influenzata:
sia dalla quantità di cibo
assunto
sia dalla proporzione tra
proteine e carboidrati nella dieta stessa.
4)
La
riduzione del cibo aumenta il periodo fecondo, l’abbassamento della temperatura
protrae lo stadio post - riproduttivo.
5)
Abbassando
la temperatura corporea degli animali a sangue freddo, si aumenta la longevità
e si riduce la velocità di invecchiamento.
Ma lasciamo da parte questi dati sperimentali ed
avviciniamoci al nostro corpo per ammirare i meravigliosi meccanismi in esso
contenuti e godere della gioia di possederlo e di essere per ora ancora vivi…..
Inconsciamente noi paragoniamo il corpo ad una
macchina!
Ma:
1)
Se
la solidità di una macchina dipende dal materiale con cui è fabbricata;
2)
La
resistenza del corpo umano deriva dalla elasticità dei suoi tessuti, dalla loro
tenacia, dalla loro prerogativa di accrescersi invece di logorarsi, dal loro
singolare potere di adattamento.
Infatti i segni della superiorità dell’uomo sono;
1)
La resistenza alle malattie, al lavoro, alle
preoccupazioni;
2)
la
capacità di fornire uno sforzo;
3)
l’equilibrio
nervoso.
Potrei parlare a lungo sulle meraviglie di questo
corpo, ammiratore come sono di questo “grande
sconosciuto” che è l’uomo , ma mi sono proposto di non dilungarmi
troppo, per cui mi limito a citare, per chi già non le conosca, alcune
sorprendenti curiosità!
Prendiamo ad esempio:
Il cervello-1400 gr. = 2% del nostro corpo.
Consuma il 10 % dell’02 necessario al
funzionamento del nostro organismo.
30 miliardi di Neuroni
150-300 miliardi di cellule gliali
Ognuno dei 30 miliardi di Neuroni è collegato con
altri, e certi sino a 60mila volte!
Ne perde per morte ed usura 1000 al giorno, che non
vengono riprodotti, ma solo sostituiti. Il suo peso diminuisce col passare
degli anni ma resta inalterata la sua funzione.
Nessuna computer può arrivare ad eguagliare la
miriade delle sue funzioni, ma bastano 3 m di ischemia per determinare in esso
una distruzione irreversibile di Neuroni, che non vengono reintegrati mai più!
Il cuore – 335 gr.+1/200 del peso
corporeo.
Ha bisogno per sé di 1/20
del sangue circolante.
E’ una pompa a quattro
compartimenti, che lavora intensamente.
Pompa il sangue attraverso
96 mila chilometri di vasi sanguigni.
Potrebbe in un giorno
riempire un carro - cisterna di 15 mila litri.
Ma le vere fatiche per il
cuore sono:
-
il
grasso
-
il
fumo.
Un chilogrammo di grasso superfluo contiene circa
300 chilometri di vasi sanguigni attraverso cui viene spinto il sangue.
20 sigarette al giorno = 40-60 mgr. Di nicotina.
Questa contrae le arterie, fa salire la pressione,
ostacolata lo scorrimento del sangue, aumenta la fatica cardiaca.
L’apparato circolatorio – E’ costituito da 96
mila/120 mila chilometri di arterie, vene, vasi sanguigni capillari in genere.
E’ il sistema di trasporto più esteso di qualsiasi compagnia internazionale di navigazione aerea. Sgombra rifiuti e consegna alimenti essenziali ed 02 a 60 mila miliardi di cellule (tante quante sono nel nostro corpo!), ossia 17 mila volte il numero degli abitanti della Terra.
Pressi come siamo dall’interesse per tutto quanto ci circonda, non ci è possibile essere consapevoli della frenetica attività che si svolge di continuo dentro di noi.
Nel brevissimo tempo che corrisponde al battito di una palpebra, muoiono, ad esempio 1.200.000 globuli rossi dopo 120 giorni di vita attiva e lavorativa.
Nell’arco di vita media un uomo, il suo midollo osseo ha fabbricato mezza tonnellata di globuli rossi.
Fermo qui le mie osservazioni, i miei rilievi sulle sorprendenti curiosità del nostro organismo, perché sono già sufficienti per trarre delle positive conclusioni:
I. Le conquiste della Medicina consentono a molti individui di avvicinarsi alla età massima teorica.
II. L’indice di vecchiaia della comunità, cresciuto negli ultimi 80 anni del 416%, può essere addirittura assunto a “parametro biologico del progresso civile”.
III. Un’analisi meno superficiale, anche se estremamente cruda, porta purtroppo a concludere con un documento paradosso:
IV. “quanto più una comunità sociale è evoluta, tanto più numerosi sono i vecchi, ma nello stesso tempo sono meno felici”.
Dedichiamo qualche momento a questo problema che per ora non è ancora nostro, ma che potrebbe diventarlo presto se vivremo abbastanza per affrontarlo.
Almeno 10 cause o possibilità spingono gli anziani ad essere separati dal contesto sociale:
1) la rivoluzione della famiglia;
2) la scomparsa del valore comunitario dell’esperienza tecnica ed umana;
3) i mezzi di comunicazione di massa;
4) il materiale culturale comunitario;
5) i divertimenti, le mode, i costumi;
6) la politica;
7) gli schemi dell’edilizia moderna;
8) l’abbassamento dell’età pensionabile;
9) il consumo delle disponibilità sanitarie;
10)ed in ultimo: le carenze materiali e psicologiche relative agli ospedali per cronici, ai gerontocomi, ai ricoveri per anziani.
In generale coincidono per la massima parte con nuclei di disturbo o di sofferenza della vita della comunità stessa.
- La durata media della vita tende a crescere, mentre l’età del pensionamento tende ad abbassarsi.
- Già la somma la somma di questi due fattori dà come risultato un numero sempre maggiore di membri inattivi della società, senilizzati precocemente dall’esclusione.
- La società protegge il vecchio dal punto di vista biologico ma, relegandolo in una condizione frustrante, lo costringe a regredire fisicamente, psicologicamente, intellettualmente.
- Dopo il pensionamento non c’è più “tempo libero”, ma solo “tempo vuoto”.
- L’efficienza intellettiva crolla, specie se viene internato in un istituto (che è soltanto il parcheggio di quelli che non si decidono a morire).
Inoltre c’è anche da ricordare:
1) La vecchiaia è un fenomeno naturale e parafisiologico.
2) Ognuno invecchia a proprio modo, sia nel tempo, sia nella qualità, sia nella quantità.
Quindi il grido lanciato da FAUSTO all’attimo fuggente: “fermati sei bello” torna attuale, ma resta utopistico per il momento per noi.
A questo punto viene da chiedere e da chiederci:
- Come sopravvivere?
- Come dare significato alla vita residua?
- Come accettare ancora “gli stimoli” che da essa ci arrivano?
ed ancora:
- Come essere libero di fare delle scelte?
- Come essere ancora partecipe alla comunità?
- Come non essere escluso dalla società?
E’ necessario perciò:
- Vivere e comportarsi secondo la propria personalità
- Soddisfare ogni necessità individuale
- Disporre di sé e del proprio tempo in serenità e letizia.
Se poniamo la questione su un piano obiettivo, usando concetti che abbiano valore scientifico quindi non risentano di una convenzionale impostazione filosofica o di una fraseologia romantico –letteraria o di una ipotesi religiosa…dobbiamo analizzare:
- Perché l’uomo tende a sopravvivere
- Se l’uomo “vuole” veramente vivere
- Che significato, che senso ha per lui la vita umana.
Rispondono tre leggi bio – sociologiche ben definite:
I. Il principio della conservazione dello stato. “L’uomo non vuole vivere, ma tende a continuare o permanere nella situazione vitale in cui si trova”.
II. Il processo di condizionamento alla vita. “L’individuo non vuole vivere primariamente, come scelta della Vita contro la Morte, ma si condiziona progressivamente a permanere in una situazione esistenziale = attaccamento alla vita”.
III. La legge dell’integrazione nel gruppo. “La sopravvivenza della specie umana è affidata a coloro che sapranno formare dei gruppi ad alto livello di integrazione”.
Chi abbia esperienza di campi di concentramento politico o di campi di prigionia militare, sa che
- Riesce a sopravvivere chi è capace di spersonalizzarsi (!!)
Inquinato:
1) Una sopravvalutazione del proprio IO, preesistente o indotto al momento del pericolo, può condurre, con maggiore facilità, a risultati opposti a quelli voluti.
2) L’IO ipertrofico contiene cariche auto aggressive, oppure sublima il sacrificio della propria VITA.
3) Una persona che si autostima eccessivamente non è affatto “indipendente”, al contrario dipende “spasmodicamente” dal tributo di riconoscimento esterno degli altri.
4) Le reazioni repressive più acute colpiscono proprio coloro che hanno più laboriosamente costruito e qualificato la propria personalità.
Ed allora come adattarsi ad essere considerato
- Nonno
- Matusa
- Vecchio?
Uniformarsi a questa realtà dovrebbe essere facile, specie se si è saputo risolvere con successo in passato i vari problemi che si sono dovuti affrontare e superare, quali:
- Adolescenza
- Sessualità
- Paternità
- Lavoro, a contatto con gli altri.
Bisogna prepararsi in tempo a ciò che inevitabilmente accadrà ed equipaggiarsi con un bagaglio di interessi, di hobbies, che garantiscano comunque di dare e come “un senso alla vita”.
E’ necessario saper invecchiare, saper accettare questa inevitabile realtà:
a) Mantenendo la possibilità di arricchimento della propria personalità;
b) conservando interessi;
c) trovandone dei nuovi.
Imparare ad esercitare il “mestiere del nonno” non significa cedere all’invecchiamento, ma superarlo.
Il gusto del bello
l’esercizio di un’arte
il piacere della lettura
il gioco infinito e scorante della ricerca
gli sports, non sul convulso piano agonistico, ma su quello interessante dello scambio con la NATURA, sono le possibilità che consentono variazioni individuali infinite che, se anche ridotte dalle necessità della vita, possono comunque rinascere, dando un ritrovato piacere, appena l’occasione si ripresenta.
E’ importante inoltre, per dare un senso alla vita residua:
- mantenere i legami con il mondo
- tenersi al corrente degli avvenimenti contemporanei
- acquistare nuove capacità
- essere disposti ad esplorare nuove attività
- affrontare nuove aree di conoscenza
- viaggiare in luoghi che si è spesso desiderato visitare
- sviluppare nuovo entusiasmo per nuove forme di azione.
EVITARE:
1) il logorio della pratica;
2) la difficoltà di mantenersi a livello del progresso professionale o sociale;
3) il ritiro dal mondo, al di fuori della propria pratica professionale o direzionale.
Questi sono i punti che sottopongo alla vostra meditazione, considerazione, critica.
Ognuno ricercherà dentro di sé la propria VERITA’, che dovrà coincidere con la propria REALTA’.
E’ stata questa mia conversazione un rapido viaggio nel regno della speranza, della salute e dell’ottimismo.
Spero non vi abbia stancati!
Lasciamo alla Provvidenza il futuro dei nostri giorni e accontentiamoci e gioiamo di quello che siamo ed abbiamo.
Vi auguro
“di aggiungere giorni alla Vita e Vita ai giorni”!
ma soprattutto:
“che il vostro DOMANI sia sempre occupato, sempre atteso e ricordato, come una piacevole DOMENICA”!!
Grazie!!!
presso il
policlinico dell’università di Pavia